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Combattere le barbarie islamiche non significa combattere l’Islam

Gen 3, 2015

Combattere le barbarie islamiche non significa combattere l’Islam

Chi mi conosce sa benissimo che non amo affatto l’Islam, la giudico una religione che va contro ogni concezione di Diritto, ma non mi sognerei mai di proporre qualcosa che vieti l’Islam né di inaugurare nuove crociate contro gli islamici. Non è una questione di buonismo ma di semplice civiltà.

Quello che invece secondo me bisogna combattere sono le barbarie islamiche, quelle barbarie fatte nel nome di un Dio come nel corso dei secoli ne hanno fatte i cristiani e un po’ tutte le religioni. Quello che noi occidentali dobbiamo combattere è quella differenza abissale che c’è tra l’applicazione dell’Islam radicale e i nostri principi, i nostri Diritti. Su questo sono intransigente. Se nell’Islam la donna viene considerata un essere inferiore o un vecchio può sposare una ragazzina di 15/16 anni (solo per fare un paio di esempi) noi non lo possiamo accettare e non possiamo accettare che queste cose avvengano in casa nostra, non perché vogliamo andar contro l’Islam ma perché quell’islam va contro i nostri principi fondanti.

Mi piacerebbe che questa differenza sia molto chiara, specie quando vedo sul web della campagne assurde che fomentano l’odio religioso e se ne infischiano dei Diritti, tra i quali c’è anche quello di professare liberamente la propria religione. A me non interessa quale Dio una persona preghi, a me interessa che a prescindere dal proprio Dio vengano rispettate quelle che per me sono regole inderogabili, quelle stesse regole contenute nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Spostare il tutto sullo scontro religioso è quanto di più sbagliato si possa fare, prima di tutto perché si fa il gioco degli estremisti (e ce ne sono in ogni religione) poi perché va proprio contro i nostri principi, quegli stessi principi che siamo pronti a sbandierare ad ogni occasione salvo poi dimenticarcene nei momenti di ira o quando leggiamo delle stragi del ISIS o di dichiarazioni di Iman che vogliono islamizzare l’Europa.

Questo non vuol dire che per una questione di principio o, se volete, di Diritto, dobbiamo accettare tutto dalle altre religioni (in questo caso parlo di Islam ma potrei benissimo parlare di certe frange del cristianesimo o dell’ebraismo) ma che dobbiamo opporci con estrema fermezza a quello che di queste religioni va contro ogni più semplice concezione del Diritto.

In questo mio ragionamento trovo conforto nelle parole del Presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, che dice:

«Il mondo islamico non può più essere percepito come “fonte di ansia, pericolo, morte e distruzione” per il resto dell’umanità. E le guide religiose dell’islam devono “uscire da se stesse” e favorire una “Rivoluzione religiosa” per sradicare il fanatismo e rimpiazzarlo con una “visione più illuminata del mondo”. Se non lo faranno, si assumeranno “davanti a Dio” la responsabilità per aver portato la comunità islamica su cammini di rovina.»

Ecco, queste parole di al-Sisi mi danno lo spunto per mostrare un islam diverso, io che sono l’anti-islamico per eccellenza, mi fanno tornare indietro di venti anni a quando con amici musulmani nel cuore dell’Africa ci si lamentava divertiti del “troppo potere che avevano le donne dentro le case” perché dovevamo sottostare alle “regole della casa” dettate proprio dalle donne, oppure mi fanno ricordare le bellissime donne berbere che non indietreggiavano di un millimetro dalle loro convinzioni e che guardavano dritti negli occhi gli uomini, le donne curde che combattevano (e combattono) a fianco dei loro uomini, con orgoglio e coraggio da fare invidia. Un mondo diverso dal nostro ma anche un mondo islamico lontano mille miglia da quell’islam che oggi gli estremisti ci vogliono imporre o, quantomeno, far intravedere.

E in questa lotta all’integralismo islamico, alle barbarie islamiche, non ci aiutano quei siti web (che qualcuno definisce rosso-bruni) che con le loro campagne d’odio fanno di ogni erba un fascio spesso inventandosi notizie di sana pianta, non ci aiutano gli amici che troviamo a fiancheggiarci nelle battaglie per la democrazia israeliana che però non esitano un secondo a trasformare tutto in una guerra religiosa. Non è la religione il problema, il problema è come essa viene interpretata e applicata dai fondamentalisti, che siano essi musulmani, cristiani, ebraici, buddisti e via dicendo. Se capiamo questo allora forse avremo qualche speranza seria di combattere gli integralisti, diversamente diventeremo ben presto come loro, integralisti ma sotto la bandiera di un altro Dio.

Politicamente non schierato. Voto chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia
2 Comments
  1. Moreno
    Non so che dire; per me l'Islam è un sistema totalitario come il nazismo. Bisognerebbe confrontare cosa raccomanda il Vangelo (per i cristiani) e il Corano (per i musulmani). Come deve comportarsi un VERO cristiano? Come deve comportarsi un VERO Musulmano?
  2. Milano
    Credo che prima di tutto bisogna stabilire se esista o meno un conflitto di civiltà. Per me esiste. Quand'anche ci fossero dei dubbi, questo conflitto andrebbe messo nel conto, se non altro per divenire più prudenti e non fare come i troiani, che non vollero ascoltare Laocoonte. Se poi questa valutazione risultasse troppo pessimistica, dovrebbero essere i fatti a stabilirlo, previa una attenta e continuativa analisi non ideologica della situazione. Detto questo, concordo sul fatto che non si debba spostare il conflitto di civiltà sul piano religioso. Si tratterebbe di una mossa stupida e di una trappola adatta agli allocchi, che può essere tesa solo dagli islamofili di ogni genere. Innanzitutto perché ognuno ha il diritto di non essere religioso e al contempo di essere considerato dialogante. In secondo luogo, quand'anche fosse religioso . può a mio avviso accettare di confrontarsi con gli altri solo nel'ambito di uno spazio intersoggettivo, che può essere garantito soltanto dalla laicità e dai valori dello Stato di diritto. Chi invece intende partire dai propri a priori religiosi non può che rendere impossibile qualunque confronto serio basato sul principio di reciprocità. Questo vale anche per il cosiddetto dialogo interreligioso promosso dalla Chiesa Cattolica, che ho l'impressione trucchi in molti casi le carte. Ma questa è solo la mia impressione e non é importante in questa riflessione. Da quanto esposto va da sé che non é detto che allo stato delle cose questo dialogo interculturale sia possibile con tutti. Ogni dialogo tra civiltà o religioni deve per forza fare a meno dei dogmi specificatamente religiosi, avvalersi di chiarezza etica , nonché di strumenti di analisi di tipo storico-sociali, laddove servano a precisare gli accadimenti storici. Non si possono accettare per esempio letture storiche che prevedano che Abramo o Gesù di Nazareth fossero dei musulmani. Queste affermazioni non possono entrare in un qualunque dialogo, così come non si può accettare che il Presidente della Turchia affermi che l'America l'abbiano scoperta i musulmani. Alla luce di tutto questo debbo dichiararmi pessimista sulla possibilità di un dialogo serio con gli islamici. Piccola nota in conclusione: eviterei di mettere sullo stesso piano i vari integralisti, islamici, cristiani o ebraici. Se non altro per la forza dei numeri e soprattutto perché mi viene difficile immaginare un integralista cristiano- ma anche ebraico- che predichi con coerenza religiosa la missione divina di sottomettere gli altri con la forza delle armi.

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