Ci siamo, è arrivato il grande giorno in cui gli Stati Uniti sceglieranno tra Barack Hussein Obama e Mitt Romney, tra una America debole come non mai e un’America di nuovo faro mondiale della democrazia, tra un’America gattino e un’America di nuovo pantera.

Non nascondo che ho il fortissimo timore che a vincere sarà ancora il gattino Obama. La campagna mediatica a sua favore (a livello mondiale, compresa l’Italia) è stata imponente, come mai si era visto prima. Si è arrivati addirittura a gettare nella pattumiera il Primo Emendamento USA per nascondere, omettere e distorcere le malefatte del Presidente americano, prima fra tutti (anche se in ordine di tempo è l’ultima) la verità sulla morte dell’Ambasciatore americano in Libia, Chris Stevens, di cui ha parlato ampiamente su questo sito Michael Sfaradi rivelando, anche in anticipo rispetto ai qualche grande media, la fallimentare gestione di quella faccenda.

Non posso dimenticare il video del linciaggio dell’Ambasciatore Stevens rimasto in rete solo pochissimi minuti tanto che non siamo riusciti a scaricarlo in quanto YouTube l’aveva tolto mentre ancora si stava caricando, un video che però abbiamo visto nella quasi sua interezza, un video sconvolgente che mostrava il corpo dell’Ambasciatore americano trascinato dietro a una Jeep mentre la folla a Bengasi esultava. Che fine abbia fatto quel video (e un altro di cui si vocifera in un forum islamico che mostrerebbe le terribili sevizie a cui è stato sottoposto Stevens) è un mistero. Credo che mai come in quella occasione si sia assistito a una operazione di censura su scala mondiale. Ordinata da chi se non dalla Casa Bianca? Sarebbe stato uno smacco incredibile per Obama e la  Clinton se quel video fosse uscito a ridosso delle loro scuse ufficiali all’Islam. Magari dopo le elezioni tornerà fuori, ma sarà troppo tardi.

Ma prima ancora Obama è il responsabile del deterioramento della situazione in Medio Oriente. Ha chiaramente appoggiato la Fratellanza Musulmana nella presa del potere in Tunisia, in Egitto e forse in Libia (qui è ancora tutto da decidere). Ha permesso all’Iran di fare giganteschi passi avanti nella sua corsa verso le armi nucleari. Si è mostrato debole nella questione siriana. Che dire poi della situazione in Africa con la Clinton che è arrivata addirittura a consigliare il Governo nigeriano di trovare un accordo con il gruppo terrorista islamico di Boko Haram. E poi l’Iraq, consegnato chiavi in mano all’Iran, l’Afghanistan e, forse l’incubo peggiore, il Pakistan.

Di tutto questo nella campagna elettorale statunitense non se ne è parlato se non in maniera sporadica. E su questo Obama è stato abilissimo nell’indirizzare i media amici, la maggioranza dei maggiori network americani.

Che dire poi dei media mondiali? Pochissimi si sono schierati con Romney. In Italia poi è stato quasi un plebiscito per Obama con gente come Mineo che è arrivato addirittura ad affermare che “i successi in politica estera di Obama sono incontestabili”. Ma figuriamoci….Lo abbiamo visto a cosa ha portato la politica estera di Obama.

Per tutto questo temo che domattina quando ci sveglieremo ci ritroveremo ancora con un’America miagolante invece che con il suo vecchio e sonoro ruggito di libertà. Spero con tutta me stessa di sbagliarmi ma credo che finirà proprio così.

L’Unica speranza per questo mondo senza più la sua guida democratica è che nuovi ruggiti si levino potenti contro lo strapotere dell’anti-Diritto, del rigurgito nazista in Europa (ieri ne abbiamo avuto un esempio ai funerali di Rauti), del nazi-comunismo e dell’islamismo più bieco. Di certo un ruggito si leverà dal Medio Oriente e ruggirà in israeliano. Loro, gli israeliani, sanno benissimo che se vogliono vivere non possono miagolare, devono ruggire e, se è il caso, mordere. Fino a qualche anno fa lo facevano con gli Stati Uniti, ora sono costretti a farlo da soli. A meno che………….

Bianca B.