Su Gerusalemme capitale ci vuole un po’ di sano realismo

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Chi tra gli amanti di Israele non vorrebbe Gerusalemme come capitale indivisibile dello Stato Ebraico? Credo che su questo tutti concordino e così quando il Presidente Eletto Donald Trump ha annunciato l’intenzione di trasferire l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, il che equivarrebbe a un riconoscimento di Gerusalemme capitale, tutti gli amici di Israele hanno gioito.

Tuttavia temo che non sarà così facile e immediato. Prima di tutto in Medio Oriente molto spesso i desiderata si devono giocoforza scontrare con la realtà sul terreno e con un sano pragmatismo e in questo momento ritengo che trasferire l’ambasciata americana a Gerusalemme vorrebbe dire scatenare una rivolta araba (per altro minacciata a più riprese) su vasta scala, un fatto questo che incendierebbe ulteriormente un quadrante già in fiamme. Poi ci sono delle difficoltà oggettive legate alla politica internazionale e a suoi equilibri che nemmeno Trump può evitare di valutare con attenzione.

E sinceramente credo che nemmeno Netanyahu ci creda troppo al trasferimento nel breve periodo dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Il Premier israeliano è troppo pragmatico per pensare seriamente che un passaggio del genere possa avvenire senza conseguenze e con Israele praticamente sotto assedio a nord e a sud non credo che valuti una mossa del genere come “intelligente”. Netanyahu sa benissimo che le priorità di Israele sono ben altre.

Resta inteso che la volontà espressa da Donad Trump è lodevole e senza dubbio apprezzata a tutti i livelli, ma la realtà sul terreno e il difficilissimo quadro mediorientale imporrebbe quantomeno un po’ di prudenza. Sulla questione sarebbe quindi auspicabile un po’ di sano realismo e non attendersi decisioni immediate. E’ vero che al Senato americano sono impazienti e spingono per una decisione in tal senso in tempi brevi, ma è stupido negare che in questo momento lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme non solo non rientra tra le priorità che la nuova Amministrazione americana dovrà affrontare dopo i tanti disastri di Obama, ma che addirittura potrebbe peggiorare il quadro generale finendo per danneggiare lo stesso Israele.