«Ci sono buone possibilità che l’Unione Europea accolga la richiesta israeliana di inserire Hezbollah nella lista nera dei gruppi terroristici». A dirlo è stato ieri sera il Ministro degli Esteri israeliano, Avidgor Liberman, il quale ha sottolineato che «c’è un fortissimo sostegno alla richiesta israeliana, più di quanto ci si attendesse».

Tuttavia l’ottimismo espresso da Liberman si scontra con la forte opposizione di pochi ma potenti personaggi, prima fra tutti la Rappresentante per la Politica Estera della UE, Catherine Ashton, la quale si è già detta contraria all’inserimento di Hezbollah nella lista nera dei gruppi terroristici in quanto «giudica Hezbollah un partito politico, oltretutto attualmente al Governo in Libano».

La Ashton non sembra minimamente curarsi del fatto che negli ultimi mesi Hezbollah, su ordine dell’Iran, ha ripetutamente tentato di colpire civili israeliani in ogni parte del mondo e che solo pochi giorni fa in Bulgaria è riuscito a portare a termine un attentato nel quale sono morte sette persone, cinque di queste israeliane.  Non sembra nemmeno curarsi del fatto che il “Partito di Dio” è in tutto è per tutto un movimento armato che di fatto tiene in ostaggio il Libano essendo militarmente più potente dello stesso esercito libanese. A lei quello che interessa è non dare il minimo vantaggio diplomatico a Israele.

Non è facile inserire un gruppo nella lista nera dell’Unione Europea. Per farlo occorre il consenso di 37 Paesi e la procedura è lunga e complessa. Ma già il fatto che la proposta israeliana abbia trovato un’ampia approvazione è una vittoria diplomatica di Liberman che comunque ha fatto passare il principio che Hezbollah non è certamente un semplice “partito politico”.

Avidgor Liberman, in visita ufficiale a Bruxelles, ha parlato con i suoi colleghi europei anche del pericolo rappresentato dalle armi chimiche siriane e del rischio che queste armi finiscano in mano a Hezbollah. Si è detto fiducioso che Assad non userà le armi chimiche contro Israele e che le minacce del dittatore siriano in tal senso sono “frutto della disperazione e del timore di un intervento sui suoi depositi di armi”. Non ha mancato poi di discutere della sicurezza degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Londra dove, secondo diversi rapporti di intelligence, Hezbollah cercherà nuovamente di colpire. Anche per questo l’opposizione di Catherine Ashton sembra più una posizione ostile a Israele per partito preso, piuttosto che un ragionamento che abbia un fondamento diplomatico. Ma si sa, l’odio della Ashton per Israele è una cosa talmente conclamata che ormai nulla ci può stupire.

Sarah F.

2 Comments

  1. gladiatore78rm

    non è questione di palle ma di interessi. a l’europa non interessa la visione di israele e di una parte (ormai minoritaria) degli usa sulla necessità di uno scontro strategico con il mondo arabo-islamico.