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Il problema Tripoli e la legittima difesa italiana

Roma abbiamo un problema: Tripoli. Ieri lo Stato Islamico, ISIS, ha ufficializzato con violenza la sua presenza a pochi chilometri dalle nostre coste e lo ha fatto nel modo più eclatante possibile attaccando un hotel di lusso frequentato da diplomatici e dove era presente il Premier libico Omar al Hassi, probabile obbiettivo dell’attacco.

Ora, mi pare chiaro che alla Farnesina non ci stiano capendo un cavolo di quello che sta avvenendo in Libia perché se ancora ieri sera il Ministro degli Esteri italiano, Gentiloni, parlava di “attacco volto a boicottare i colloqui in corso a Ginevra” senza percepire la vera portata di quell’attacco terroristico e il messaggio che lo Stato Islamico ha voluto mandare, allora dobbiamo seriamente preoccuparci. Spero che il Ministro abbia voluto essere solo “diplomatico” perché il rischio è davvero importante per l’Italia.

E non sto parlando del rischio di infiltrazione terroristica tra i clandestini, un rischio reale che solo Alfano poteva sottovalutare, ma mi riferisco al fatto che i cosiddetti “ribelli libici” da qualche mese sono in possesso di diversi aerei da caccia libici e quali possono tranquillamente arrivare sulle coste italiane in un batter d’occhio. E non solo, l’arsenale libico (con tanto di gas nervini) per quanto obsoleto possa essere dispone di armi che a una distanza come quella che c’è tra l’Italia e la Libia possono diventare pericolosissimi. Lungi da me fare allarmismo, ma santo cielo, se questo ragionamento non lo facciamo allora siamo veramente dei pazzi scatenati.

Ora le domande sono due:

1 – come intende risolvere il problema il Governo italiano? Non si vorrà mica continuare a far finta che il “problema Tripoli” non esista? Da ieri sappiamo con certezza che l’ISIS è a pochi chilometri dalle nostre coste, lo ammettiamo e lo affrontiamo oppure continuiamo a far finta di nulla?

2 – vista la gravità della situazione (perché è gravissima anche se i giornali italiani non ne parlano presi come sono dal toto-presidente), si sta almeno valutando la possibilità di inviare i nostri militari in Libia? Qui non si parla di andare a fare una guerra da qualche parte ma si parla di una azione di legittima difesa.

Agganciata alle due domande di cui sopra, si può sapere se il dispositivo militare di difesa del fianco sud è stato potenziato?

Ho come l’impressione che in Italia si stia seriamente sottovalutando il pericolo, che addirittura non ci si stia capendo nulla di quanto sta avvenendo in Libia, a pochissimi chilometri dalle nostre coste. Non è forse ora di affrontare il problema come si deve?