Iran: a un anno dalle elezioni farsa la dissidenza scende ancora in piazza

Sono previste, da parte della dissidenza democratica, diverse iniziative in Iran per il prossimo mese di giugno in occasione dell’anniversario delle elezioni farsa che hanno consegnato il potere al sanguinario dittatore Ahmadinejad.

Un trailer diffuso ieri in Italia dalla “Associazione degli studenti iraniani di Milano” (che trovate in coda all’articolo) chiama a raccolta il popolo iraniano per quello che in persiano viene definito “22 Khordad”.

Nel frattempo in Iran, proprio con l’approssimarsi dell’anniversario della presa del potere da parte della dittatura, aumentano le repressioni e gli atti di violenza contro i dissidenti. Diversi intellettuali e studenti dissidenti vengono arrestati in questi giorni, spesso senza fornire alcuna giustificazione. E’ chiaro che il regime sta cercando di colpire i leader della dissidenza accanendosi in particolare contro i leader degli studenti, solitamente i più attivi nel movimento verde. L’obbiettivo del regime è quello di intimorire i dissidenti a tal punto da non farli scendere in piazza. Per fare questo la dittatura non esita a ricorrere alle sentenze di morte. Nei giorni scorsi diversi attivisti accusati di essere Mohareb (nemici di Dio) sono stati giustiziati mentre in questi giorni si moltiplicano i processi contro gli attivisti e i difensori dei Diritti Umani, processi farsa che spesso finiscono con una condanna a morte o con una lunghissima detenzione.

A livello mondiale c’è molto fermento e soprattutto c’è la volontà di fornire il massimo appoggio alla dissidenza iraniana per gli eventi previsti il prossimo giugno. Diverse manifestazioni si stanno organizzando in tutto il mondo mentre si moltiplicano gli appelli per la liberazione dei tantissimi prigionieri politici ancora incarcerati in Iran. Di alcuni non si sa nemmeno se sono vivi. In particolare preoccupano 59 dissidenti detenuti ormai da lunghissimo tempo. I loro nomi sono: 1. Ali Parvizi 2. Hamid Piroozfaam 3. Hessam Tarmessi 4. Heydar Ali Heydari 5. Fatemeh Khorramlou 6. Mohammad Ali Robati 7. Mohammad Javad Reshad 8. Ramin Rezai 9. Farzaneh Zinayi 10. Mansour Saatchi 11. Mehrdad Sepahvand 12. Sassan Satarzadeh 13. Arash Saghar 14. Saeed Soudmelli 15. Majid Tayari 16. Hadi Abed Bakhoda 17. Abtin Ghafari 18. Ardeshir Fazari 19. Abolfazl Ghasemi 20. Ali Ghasemi 21. Pooya Ghorbani 22. Akbar Ajdadi 23. Ali Arshadi 24. Nassir Asadi 25. Saeed Zouhournabavi 26. Mehri Nabavi 27. Amir Nasiri 28. Farhad Ezhari 29. Shahab Akbarzadeh 30. Ramin Ebrahimi 31. Iman Azarian 32. Hassan Etemadi 33. Ahmad Bahrami 34. Zahra Bahrami 35. Motahare Bahrami 36. Ayoub Ghanbarpourian 37. Seyed Navid Kamran 38. Amin Keshavarz 39. Parviz Varmezyahri 40. Soheil Mohammadi Nasirmahale 41. Hossein Mahmoudi 42. Majeed Moghimi 43. Seyed Mansour Mousavi 44. Peyman Mehdian 45. Abuzar Mehrani 46. Soheil Mohammad NasirMahale 47. Ibrahim Nouhi 48. Saman Nouranian 49. Mohammad Hossein Mohseni 50. Faramarz Mohammadi 51. Bahram Mosivand 52. Parvaneh Ghasemi 53. Aref Nasseri 54. Mehrdad Taheri 55. Ariyan Nezam Abadi 56. Sahar Ghasem Nejad 57. Rojan Nourian 58. Mehdi Vaezi 59. Mahsa Yadallahi Razavi

Spariti nel nulla anche diversi blogger e almeno una quarantina di giornalisti. Si teme fortemente per la loro sorte. E mentre continuano gli arresti preventivi il regime, sempre allo scopo di intimorire la dissidenza, decide di riaprire il carcere degli orrori di Kahrizak, una vera e propria Guantanamo iraniana.

Un fatto comunque emerge da tutto quello che sta avvenendo e che avverrà in Iran, e cioè che il Movimento Verde non è affatto morto. E’ ferito, costretto ad una momentanea ritirata dalla durissima repressione del regime fascista di Ahmadinejad, ma non è finito. Ora più che mai occorre sostenere i ragazzi iraniani con tutti i mezzi possibili.

Noemi Cabitza

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