Iran – Movimento Verde: dopo un anno è tutto da rifare

Lo avevamo detto in tempi non sospetti, alla dissidenza iraniana serve una vera guida, diversa da Mussavi e da Karrubi, una guida vera e forte, non politicizzata e lontana da qualsiasi posizione degli Ayatollah. Ieri ne abbiamo avuto la drammatica conferma.

Il Movimento Verde è stato abbandonato da quelli che l’opinione pubblica mondiale considera, a torto, i due leader dell’opposizione iraniana. Forse era così un anno fa quando i due, seppur in corsa separata, avevano avuto l’investitura del voto poi drammaticamente negato dai brogli e imbrogli di Ahmadinejad e della sua cricca. Ma oggi non è più così e se ne sono resi conto in tanti, a partire proprio dai ragazzi iraniani che anche ieri hanno manifestato contro il regime nonostante i due “leader” avessero annullato qualsiasi manifestazione. Tantissime sono state le voci di protesta contro Mussavi e Karrubi, soprattutto all’estero dove la dissidenza iraniana è molto attiva sul web (dall’Iran è praticamente impossibile).

Va detto che Mussavi e Karrubi sono stati imposti dal regime degli Ayatollah e da quell’assurdo stillicidio di nomi che è “l’epurazione del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione” che prima delle elezioni decide chi può candidarsi e chi non può. Chiaro che i maggiori riformisti sono tagliati sul nascere e quindi Mussavi e Karrubi rappresentavano quantomeno il male minore. Ma ora non ha più alcun senso considerare il male minore come l’alternativa al piccolo Hitler persiano e alla sua cricca di assassini nazisti, visto anche che i due non riescono più nemmeno a trovare un briciolo di coraggio per scendere in piazza con il Movimento Verde.

Di questa cosa ne avevamo discusso qualche mese prima delle elezioni con alcuni importanti rappresentanti della dissidenza iraniana in un meeting tenutosi a Malta trovandoci, tuttavia, tutti d’accordo sul fatto che il male peggiore era comunque la cosa migliore per il momento. Avevamo ripetuto la stessa considerazione (con qualche riserva in più) nel meeting tenutosi sempre a Malta nell’ottobre 2009, cioè qualche mese dopo le elezioni. La prossima settimana ci sarà un altro meeting (in una località italiana) con la dissidenza iraniana e purtroppo bisognerà prendere atto che il Movimento Verde non ha un leader. Il bello è che il movimento dissidente iraniano è vivo e vegeto, solo che agisce senza alcun coordinamento sia in Iran che all’estero e questo limita moltissimo le sue azioni. Quello che quindi dovremo andare a fare con i dissidenti iraniani è prima di tutto dare un coordinamento al movimento dissidente iraniano partendo dall’estero e da qui fare in modo che anche all’interno dell’Iran il Movimento sia coordinato e, soprattutto, assistito e finanziato.

Si dice che la speranza sia l’ultima a morire. La speranza di un cambiamento democratico in Iran non è mai morta, è stata solo oscurata da un regime sanguinario e da due leader che non hanno avuto il polso per coordinare un movimento di dissidenza degno di questo nome. Per questo, dopo un anno, si deve ripartire da capo. Gli iraniani non sono certo un popolo che si arrende tanto facilmente e i dissidenti, soprattutto quelli all’estero, sono estremamente attivi. Da qui dobbiamo ripartire, da poche ma granitiche certezze. Il boia di Teheran non dovrà gioire per tanto tempo di questa temporanea vittoria.

Miriam Bolaffi