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Israele: al diavolo le trattative di pace. I nemici vanno eliminati

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Credo che sia semplicemente ridicolo pretendere – come fanno gli americani, gli europei e un po’ tutti i buonisti mondiali – che Israele sieda a un tavolo di trattative con gli arabi quando questi dichiarano ogni giorno che il loro obbiettivo non è la pace ma la distruzione di Israele.

Ieri in una sola giornata (era al-Quds Day) si sono risvegliati tutti, dal terrorista “moderato”, Hassan Rohani, neo Presidente iraniano, fino al leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che con un moto d’orgoglio ha vinto il terrore ed è riuscito a trovare il coraggio di uscire dalla sua tana – solo per pochi minuti – per andare a dire che Israele è un cancro da estirpare (solito luogo comune) e che la Palestina deve estendersi dal mare al fiume Giordano. Gli hanno fatto eco i terroristi di Hamas, quelli di Fatah, i giovani palestinesi della West Bank e i pacivendoli di tutto il mondo.

Appurato che il nuovo presidente iraniano, Hassan Rohani, è tutto fuorché un moderato dato che ieri ha rispolverato i vecchi messaggi del suo predecessore, Mahmud Ahmadinejad, quando ha detto che «Israele rappresenta una vecchia ferita che va mondata, un corpo estraneo da estirpare». Appurato che a parte Abu Mazen – che ha forti interessi personali e nessun altro obbiettivo che non sia il racimolare soldi – a tutti gli altri non interessa niente di fare la pace con Israele, mi chiedo: ma di cosa stiamo parlando? Di quali colloqui si sta veramente parlando? Mentre i negoziatori parlano di “pace”, Hezbollah, Hamas, la Jihad Islamica e tutta la galassia terrorista palestinese e araba si sta armando e, soprattutto, l’Iran si sta costruendo la sua bomba atomica con cui spazzare via Israele.

Questi pseudo colloqui non sono solo una presa per i fondelli, sono un suicidio assistito per Israele, qualcosa che sta dando ai terroristi e agli stati canaglia che li finanziano il tempo per preparare a tavolino la prossima guerra contro Israele. E con le armi chimiche di Assad che circolano incontrollate per mezza Siria, non è il caso di scherzarci su.

La storia dovrebbe averci insegnato che con gli arabi non si può trattare perché loro conoscono solo una lingua, quella della violenza. Altri idiomi non li conoscono, anzi, se ci vai a trattare pensano che sei un debole e ti accoltellano a tradimento.

E allora è arrivato il momento per Israele di emergere dal tunnel senza uscita del miraggio della pace attraverso la trattativa con i nemici. Con questi nemici non è possibile trattare e l’unica alternativa è quella di renderli innocui. Solo allora forse, come è successo in passato, i nemici di Israele vorranno veramente trattare, solo quando saranno ridotti nella impossibilità di nuocere. Diversamente tra 100 anni saremo ancora qui a parlare di inutili trattative di pace.