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Israele: la giusta sindrome del dito sul grilletto

C’è chi accusa Israele di avere la “sindrome del dito sul grilletto”. Le interpretazioni su questa affermazioni sono diverse, a seconda che a sostenerlo siano i pacivendoli (vedere qui la descrizione del termine) oppure siano i difensori di Israele. Essendo noi schierati con questi ultimi ma decisi nel fare chiarezza in merito, vogliamo oggi spiegare perché quella che tanti chiamano “sindrome” sia in effetti una necessità.  

Iniziamo dallo spiegare che uno può tenere il dito sul grilletto principalmente per due motivi: per offendere o per difendersi. Dalla data della sua nascita lo Stato di Israele è stato costretto dagli eventi a tenere continuamente il dito sul grilletto per difendersi. Il 14 maggio 1948 venne dichiarata la nascita dello Stato di Israele. Il giorno dopo, il 15 maggio 1948, l’Onu ne sancisce come previsto la nascita e le truppe britanniche lasciano i territori israeliani. Passano solo poche ore e gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania attaccano il neonato Stato di Israele. Ho fatto pieno ricorso a Wikipedia per ricordare a tutti come sin dai primi istanti della sua vita Israele abbia dovuto difendersi dagli attacchi di coloro che volevano il suo annientamento. Questi attacchi non finirono con la prima pesante disfatta degli eserciti arabi ma continuarono anche successivamente con una serie infinita di conflitti alcuni dei quali formalmente ancora in corso.

Nella sua brevissima storia Israele ha attaccato preventivamente ed esclusivamente per auto-difesa solo quattro volte. La prima fu quando Israele per prevenire un imminente attacco egiziano (1956) occupò la Penisola del Sinai e la Striscia di Gaza (territori poi restituiti agli arabi). La seconda avvenne nel 1967 sempre per prevenire un attacco a Israele (guerra dei sei giorni) da parte di Egitto, Siria e Giordania. Seguirono altre guerre nelle quali Israele venne attaccato spesso a sorpresa dai nemici arabi e dalle quali ne uscì sempre vincente. E’ in questo periodo che Israele attacca preventivamente per auto-difesa altre due volte. Il 7 giugno 1981 caccia israeliani bombardano il reattore nucleare iracheno di Osirak (operazione babilonia) fermando sul nascere il programma nucleare militare di Saddam Hussein. Il 6 settembre 2007 fu la volta di un reattore nucleare segreto situato nel nord della Siria, un reattore che Damasco stava costruendo con l’aiuto della Corea del Nord. Anche in quel caso i caccia israeliani lo distrussero completamente mettendo fine alla corsa alle armi atomiche della Siria.

Vorrei che i lettori si concentrassero in particolare su questi due ultimi episodi per capire come, con il senno di poi, il “dito sul grilletto” israeliano abbia in effetti giovato a tutto il mondo e non solo a Israele. Provate a pensare cosa sarebbe stato Saddam Hussein con le armi nucleari, oppure pensate a come sarebbe oggi la situazione in Siria se oltre a doverci preoccupare per le armi chimiche che potrebbero finire in mano ai terroristi, ci si dovesse preoccupare anche di materiale altamente radioattivo.

E a questo punto torniamo all’attualità, cioè alla possibilità di un attacco preventivo israeliano alle centrali nucleari iraniane. I pacivendoli accusano Israele si avere di nuovo il dito sul grilletto. Qualcuno sostiene che le minacce iraniane a Israele sono solo “modi di dire” e che l’Iran, se mai dovesse avere le armi atomiche, si guarderà bene dall’usarle. Poveri illusi…….la minaccia iraniana è seria e concreta. Solo chi ha una convenienza politica o chi è affetto da profondo antisemitismo può negare questa evidenza.

E’ vero, Israele ha di nuovo il dito sul grilletto, ma mai come in questo caso il suo atteggiamento è giustificato dai fatti. Ogni volta che lo Stato Ebraico di Israele ha sparato per primo è stato perché il non farlo avrebbe avuto conseguenze nefaste non solo per Israele. Oggi più che mai quel dito sul grilletto è la migliore garanzia per un futuro di pace per tutti, anche per gli arabi acerrimi nemici di Israele.

E allora, di cosa vanno ciarlando i pacivendoli quando accusano Israele di essere un paese guerrafondaio attanagliato dalla “sindrome da accerchiamento” e pervaso da quella del “dito sul grilletto”? Israele è realmente accerchiato da nemici e costretto dai fatti a tenere continuamente il dito sul grilletto. Se così non fosse, se lo Stato Ebraico non fosse continuamente minacciato di estinzione, oggi Israele sarebbe la potenza economica più grande al mondo nonostante le sue microscopiche dimensioni. Pensate davvero che gli israeliani siano contenti di vivere costantemente sotto attacco? Se pensate questo allora siete falsi e ipocriti e vi meritate quindi l’appellativo di pacivendoli.

Noemi Cabitza