Secondo Protocollo rilancia più che volentieri l’accorato appello lanciato ieri da alcuni rifugiati del Sud Sudan al Governo israeliano affinché annulli, almeno per loro, l’espulsione dallo Stato ebraico prevista per il 1° aprile 2012.

Negli ultimi anni Israele è stata la meta di una forte immigrazione dall’Africa, in particolare dal Sudan, dal Sud Sudan, dall’Eritrea e dalla Somalia. Gli immigrati, passando per l’Egitto, entravano in Israele sicuri di essere assistiti. Purtroppo tra queste migliaia di immigrati si sono inseriti decine di infiltrati con lo scopo di commettere attentati in Israele o di delinquere, persone che non hanno Diritto allo status di rifugiati. Per questo motivo lo Stato Ebraico ha deciso per coloro che non hanno lo status di rifugiato di provvedere alla loro espulsione dando tempo per ottemperare fino al 1° aprile 2012. In questo contesto rientrano circa 500 sud sudanesi i quali, secondo un accordo con le autorità di Juba raggiunto pochi mesi fa, saranno incentivati a fare rientro nella loro terra di origine attraverso aiuti economici in denaro (circa 1.000 euro al mese) e aiuti per l’apertura di attività lavorative e commerciali in Sud Sudan.

La maggioranza dei profughi sud-sudanesi ha accettato di fare rientro nella loro terra di origine usufruendo degli aiuti economici e di appositi voli aerei che li hanno riportati a Juba. Tuttavia, alcune dozzine di loro hanno chiesto al Governo israeliano di rimandare di dodici mesi il loro rientro in patria per ragioni umanitarie o perché ancora la situazione in Sud Sudan non è pacificata e temono per la loro incolumità.

Israele e Sud Sudan sono legati da una decennale amicizia e ultimamente sono stati conclusi importanti accordi di collaborazione economica e militare. L’appello lanciato da questo pugno di rifugiati al Governo israeliano ricorda la profonda amicizia tra i due popoli che in comune hanno la lotta contro l’estremismo islamico. Per questo motivo l’Associazione Secondo Protocollo si unisce all’appello lanciato dai profughi sud-sudanesi e chiede al Governo di Gerusalemme di posticipare la data prevista come termine ultimo per i rientro in patria dei profughi provenienti dal Sud Sudan (e solo per questi). Alcuni di loro stanno imparando alcuni lavori, altri stanno studiando, altri ancora si sono inseriti nella comunità israeliana svolgendo lavori dignitosi e produttivi. Riteniamo quindi che una deroga alla data del 1° aprile come termine ultimo per il rientro  in Sud Sudan possa e debba essere derogata. Si tratta di poche dozzine di persone provenienti da uno Stato profondamente amico di Israele e quindi loro stessi amici dello Stato Ebraico. Siamo sicuri che lo Stato Ebraico di Israele terrà nella giusta considerazione le loro richieste.

Secondo Protocollo

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