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La paradossale campagna anti-Netanyahu della sinistra israeliana

Non conosce sosta la campagna anti-Netanyahu della sinistra israeliana. Questa mattina l’ennesima puntata con un durissimo editoriale a firma Nahum Barnea apparso su Ynet, ormai diventato il sito di riferimento dei critici del Premier israeliano.

Nel suo editoriale Nahum Barnea disegna un Netanyahu ossessionato dal contrastare l’accordo sul nucleare iraniano, così ossessionato da arrivare ad aprire un “contenzioso” con gli Stati Uniti di Obama che potrebbe mettere in pericolo Israele.

Nahum Barnea non fa osservazioni del tutto fuori luogo. E’ vero che Obama ha messo in secondo piano la sicurezza di Israele a causa dei suoi contrasti con Netanyahu, ma è altrettanto vero che i contrasti tra i due sono nati proprio da una legittima posizione del premier israeliano in merito alla sicurezza di Israele che non combacia con quella di Obama. E non si può pretendere che sia Washington a stabilire cosa sia meglio o peggio per Israele, anche perché in questi anni di amministrazione di Obama la politica estera americana ha fatto più danni di un ciclone. E vero che mentre i Paesi del Golfo a seguito dell’accordo sul nucleare iraniano sono andati in ginocchio da Obama per avere armi che compensassero l’aumento dell’influenza iraniana mentre Israele ha dato il via a una campagna senza esclusione di colpi per far si che il Congresso USA non ratificasse quell’accordo, ma è altrettanto vero che a seguito del folle accordo con gli Ayatollah Obama ha ordinato di evitare accuratamente di discutere della cosa con il Governo israeliano. Ed è anche vero (in parte) che Netanyahu non ha pensato a un “piano B” dopo l’accordo con l’Iran ma, ammesso che sia proprio così, è altrettanto vero che non può esserci un piano B che non comprenda il blocco totale o la distruzione del programma nucleare iraniano, cosa che Obama non vuole.

Non si capisce esattamente cosa vuole la sinistra israeliana da Netanyahu. Vorrebbe che accettasse senza discutere un accordo che per la sicurezza di Israele è un vero suicidio (lo dicono anche loro), il tutto per non rovinare il rapporto con Obama che non esita a usare l’arma del ricatto (che sia la questione palestinese o il blocco degli aiuti militari) per imporre a Israele le proprie assurde decisioni. A un certo punto del suo editoriale Nahum Barnea afferma che «la lotta al Congresso è così importante per Netanyahu che egli è disposto a dividere la comunità ebraica», una affermazione molto forte che non mi sembra corrisponda a verità. Certo, io sono più o meno un osservatore esterno quindi potrei non avere il polso esatto della situazione, ma a me sembra che sia la sinistra israeliana a volere quella rottura perché affermare, come fa proprio la sinistra israeliana, che quello con l’Iran è un pessimo accordo e poi attaccare Netanyahu perché fa di tutto affinché il Congresso americano non lo ratifichi è un paradosso non da poco. Se una cosa importante, vitale per Israele, come l’accordo sul nucleare iraniano è sbagliato non si può stare dalla parte di chi quell’accordo lo ha voluto a tutti i costi. Questo si che è paradossale e divisorio per la comunità ebraica.

Ho l’impressione che di recente la sinistra israeliana, specie quella della diaspora, sia molto più attenta a criticare Netanyahu che alla sicurezza di Israele. Non lo so, ma a me sembra un vero autogol a favore dei tanti odiatori di Israele che non perdono occasione per strumentalizzare a fondo queste diversità di vedute.