Medio Oriente

L’anno sfortunato degli Ayatollah

Nov 30, 2020

L’anno sfortunato degli Ayatollah

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Diciamocelo, quest’anno a Teheran non gliene andata bene una. A gennaio l’omicidio di Quassem Soleimani, generale della Forza Quod, organizzazione d’elite dei Guardiani della Rivoluzione Iraniana, in assoluto uno degli uomini più importanti del regime.

Poi altre disgrazie come l’attacco telematico che ha mandato in tilt il porto di Bandar Abbas con ravissimi danni economici.

Poi è arrivata la misteriosa distruzione di buona parte del sito nucleare di Natanz e di altri siti minori.

Poi ad agosto l’imbarazzante uccisione a Teheran di Abu Muhammad al-Masri, uno dei massimi leader di al-Qaeda, a conferma di quello che già si sapeva ma che non era stato mai provato, cioè lo stretto legame tra Iran e Al Qaeda e con il terrorismo islamico in generale, anche se sunnita.

Poi la pandemia di Coronavirus che ha colpito molto duramente l’Iran, per di più con difficoltà di approvvigionamento di farmaci a causa delle sanzioni, un fatto questo – lo dico con trasparente onestà – che non condivido affatto perché i farmaci non dovrebbero essere inseriti in nessuna sanzione.

Infine l’uccisione da parte di ignoti del padre dell’atomica iraniana, Mohsen Fakhrizadeh, capo del programma nucleare iraniano.

A tutto questo aggiungiamoci le centinaia di raid aerei che le milizie iraniane hanno subito in Siria e che di fatto fino ad oggi hanno impedito a Teheran di posizionarsi in pianta stabile a pochi Km dal confine con Israele.

Gli Ayatollah infuriati promettono vendetta

Capite che dopo un anno così chiunque potrebbe effettivamente “sbroccare” e magari andare a fare qualche mossa azzardata come per esempio lanciare un attacco su larga scala contro Israele. Gli Ayatollah ci avranno pensato mille volte, magari con l’aiuto di Hezbollah dal Libano che con i suoi 150.000 missili rimane il pericolo più concreto per Israele.

Ma a mio modestissimo parere non avverrà nulla prima della salita alla Casa Bianca di Joe Biden, cioè dell’uomo che vuole riprendere il JCPOA e che comunque vuole riaprire un dialogo con Teheran.

Anzi, per dirla tutta, l’uccisione di Mohsen Fakhrizadeh assomiglia tanto ad una provocazione e comunque a un atto volto a rendere più difficile un potenziale riavvicinamento tra Washington e Teheran. Se l’Iran dovesse malauguratamente rispondere adesso, metterebbe una pietra tombale su qualsiasi prospettiva di riprendere il dialogo con Washington, a prescindere da Biden.

Per inciso, la dinamica dell’attentato a Mohsen Fakhrizadeh (una macchina che si fa esplodere mentre viaggia di fianco a quella dello scienziato, presuppone almeno un kamikaze) non fa pensare ad una operazione del Mossad o della CIA. Ciò non significa che non l’abbiano finanziata e studiata.

Insomma, speriamo che gli Ayatollah non decidano di chiudere questo anno infausto con il botto. Potrebbe diventare ancora più infausto e anche di parecchio.

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Politicamente non schierato. Voto chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia