Ora la vera sfida per Putin è stabilizzare la Siria

Se c’è una cosa su cui Putin ha ragione è che una Siria divisa non conviene a nessuno, o almeno non conviene a chi interessa un Medio Oriente sufficientemente stabile.

Ma stabilizzare la Siria come vorrebbe il Presidente russo non è un gioco facile visto che proprio sulla Siria convergono gli interessi di almeno tre potenze regionali: Israele, Iran e Turchia.

Fino ad oggi Putin in Siria è riuscito a non sbagliare quasi nulla. E’ intervenuto per salvare il regime di Assad, ha contribuito a sbaragliare lo Stato Islamico e gli altri gruppi terroristici senza rifiutare l’aiuto iraniano e soprattutto di Hezbollah che ha fatto il lavoro sporco sul terreno.

Ha tenuto a bada le velleità turche sul nord del Paese senza però rompere completamente con Erdogan. Fino a un certo punto ha accontentato Israele permettendogli di compiere diversi raid contro obiettivi iraniani e di Hezbollah purtuttavia senza rompere l’alleanza non scritta con Teheran.

Putin può essere criticato su moltissimi punti ed è certamente un elemento controverso, ma a livello di pianificazione diplomatica e militare non ha eguali al mondo. Questo lo rende, a seconda dei punti di vista, particolarmente pericoloso o particolarmente attrattivo.

Ora però il Presidente russo si trova di fronte a un problema particolarmente ingarbugliato. Tutti vorrebbero passare all’incasso. Erdogan vuole prendere possesso del nord del Paese, il cosiddetto Kurdistan siriano. Gli iraniani intendono stabilirsi in pianta stabile in Siria mentre gli israeliani cercano in ogni modo di evitarlo.

Tecnicamente ci sarebbero gli accordi di Astana a indirizzare il futuro della Siria, ma Putin sa benissimo che quegli accordi porterebbero a una frammentazione del Paese ed è una eventualità che al capo del Cremlino non piace affatto, anche perché la Russia rischierebbe di ritrovarsi in quello che gli analisti definiscono “entanglement”, un aggrovigliamento dal quale sarebbe difficile uscire.

La soluzione di Putin è la più semplice: Assad

Molte volte le cose più semplici sono le migliori, specie quando si è di fronte a una situazione fortemente frammentata come quella a cui si assiste in Siria. E per Putin la soluzione più semplice si chiama Assad.

Paradossalmente è una soluzione che non scontenterebbe Israele. Per Gerusalemme se Assad riprendesse completamente il controllo di tutto il territorio sarebbe una buona soluzione, pur rimanendo un nemico è comunque il minore dei mali.

I problemi per il Presidente russo arrivano piuttosto dagli iraniani e soprattutto da Erdogan. I primi non intendono lasciare la Siria dopo aver perso molti uomini per soccorrere Assad (ci mettiamo anche le perdite di Hezbollah che sono state cospicue), il secondo intende occupare la Siria del nord, anzi, già in parte la occupa (la regione di Afrin).

Non sono “problemini” da niente. Gli iraniani tra le varie milizie (Hezbollah e la Brigata di Liberazione del Golan) hanno oltre 80.000 uomini sul terreno, un vero e proprio esercito che per essere spostato in Siria ha implicato uno sforzo non indifferente. I turchi stanno spostando uomini e mezzi a ridosso dell’area di Manbij e non sembrano preoccuparsi più di tanto del fatto che l’esercito siriano abbia preso posizione proprio in quell’area andando a sostituire le milizie curde.

Putin sa benissimo che se vuol stabilizzare la Siria deve buttar fuori gli iraniani e impedire a Erdogan di occupare il nord del Paese.

Non è una cosa che può fare in due giorni né può farla da solo. Ecco perché servirà il “miglior Putin”, servirà tutta l’abilità diplomatica di Lavrov, soprattutto con gli iraniani e, forse, servirà anche qualche “atto di forza” con Erdogan.

Una cosa è certa, al momento l’unica strada percorribile per stabilizzare la Siria è quella che porta al controllo totale del Paese da parte di Assad. Tutte le altre soluzioni rischiano di aprire nuovi fronti di guerra e Putin è troppo intelligente per non saperlo.

Franco Londei
Politicamente non schierato. Voto chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia