Venti caccia-bombardieri turchi hanno bombardato nei giorni scorsi il villaggio kurdo di Sidakan al confine tra l’Iraq e la Turchia. Lo riferisce la dissidenza kurda la quale riporta anche che nel bombardamento ci sarebbero stati una ventina di feriti tra i civili, in maggioranza donne e bambini.

Contemporaneamente al bombardamento turco, l’artiglieria pesante iraniana ha aperto il fuoco contro altri villaggi kurdi lungo il confine tra Iran e Iraq. Anche in questo caso tra la popolazione civile ci sarebbero diversi feriti. Questo è il terzo attacco in un mese che l’Iran compie in territorio iracheno mentre per la Turchia ormai gli attacchi sono all’ordine del giorno. La scusa è sempre quella della caccia ai miliziani del PKK e del PJAK, i gruppi di resistenza Kurdi in Turchia e in Iran.

Da mesi la popolazione dei villaggi a ridosso del confine tra Iraq, Iran e Turchia è costretta a vivere nelle grotte a causa dei continui bombardamenti iraniani e turchi, esattamente come avveniva ai tempi di Saddam Hussein.

Un accordo di cooperazione militare firmato tra Ankara e Teheran nel 2009 prevede, tra le altre cose, azioni comuni in territorio iracheno contro i villaggi situati nelle montagne dove si ritiene che si nascondano i miliziani del PKK e del PJAK. I bombardamenti turco-iraniani sono costati la vita di centinaia di civili e il ferimento di migliaia di persone. A nulla valgono le proteste del governo iracheno, Turchia e Iran continua impunemente a violare lo spazio aereo iracheno e a uccidere la popolazione civile. Una domanda sorge spontanea: perché nessun “pacifista” denuncia queste cose?

Secondo Protocollo

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