Parlare di Israele senza conoscere gli israeliani è quanto di più stupido si possa fare. In questi giorni nei quali una delegazione del M5S si è recata in Israele, sui social media e tra gli “attivisti” pro-pal è scoppiata la mania degli statisti da tastiera, tutti a dare improbabili (quando non fantasiose) soluzioni al conflitto israelo-palestinese.

Si è letto di tutto, compresa la presunta occupazione israeliana di Gaza o che a Betlemme vi siano ancora cittadini di fede ebraica, quando chiunque sa che da quando la città è passata sotto controllo della ANP di ebrei non se ne vede più ombra e i cristiani sono passati dall’essere una percentuale altissima a qualche unità decimale. Se i grillini volevano usare Betlemme come esempio della “pacifica convivenza” hanno toppato in pieno, a meno che la loro visione di “pacifica convivenza” non contempli l’assenza delle etnie ebraiche e cristiane.

Premesso che la visita dei grillini in Israele non è stata minimamente trattata dalla stampa israeliana che l’ha totalmente snobbata e che, giustamente, gli unici che l’hanno seguita sono stati gli israeliani di origine italiana, questa visita ci offre tuttavia uno spunto di riflessione sulla pochezza e sulla devastante leggerezza con cui gli anti-israeliani credono di poter trattare Israele e gli israeliani. La pochezza deriva dalla non conoscenza del problema, dal fatto che si usino stereotipi ormai fuori da ogni tempo (quella del ritiro sulle linee del 67, per dirne solo una, è davvero ridicola), la devastante leggerezza deriva invece dal fatto che questa gente non conosce minimamente la società israeliana e come essa sia profondamente unita a prescindere da qualsiasi linea politica. Questa gente stava a Gerusalemme e credeva di stare ancora a Roma, stava in Israele e credeva di potersi comportare come si comportano in Italia dove per ogni sciocchezza ci si divide, dove l’autolesionismo è all’ordine del giorno e dove a farla da padrone è lo sfascismo.

La parola sfascismo in Israele non esiste. Prima viene Israele e poi vengono i credi politici e religiosi. L’autolesionismo è confinato a pochissimi elementi, per il resto gli israeliani sono il popolo più unito al mondo. Ed è questa la loro forza ed è per questo che Israele non si arrenderà mai, perché hanno quell’arma in più che manca, per esempio, a noi italiani: l’unità tra di loro.

La vedi in ogni gesto la loro unità, in ogni momento, in ogni cosa da quelle più piccole a quelle più serie. La percepisci, la puoi respirare in ogni secondo. Non puoi sconfiggere un popolo unito, lo puoi danneggiare, lo puoi anche ferire, ma non riuscirai mai a piegarlo. In tanti ci hanno provato nel corso dei millenni e non ci sono riusciti.

Se i grillini fossero stati un po’ più attenti invece di darsi alla retorica e ai selfie lo avrebbero capito, avrebbero capito che sconfiggere Israele è impossibile perché gli israeliani sono prima di tutto un popolo e che Israele è la loro casa. Non c’è divisione politica o religiosa che tenga. Gli israeliani non sono come i palestinesi o come gli italiani, non si dividono in fazioni quando si tratta di difendere la loro casa. Peccato non prendere esempio da loro invece di criticarli e odiarli.

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