Quanto costano al mondo i finti rifugiati palestinesi. Come risolvere il problema

Uno dei maggiori problemi sollevati dai dirigenti palestinesi ogni volta che ci si avvicina ad un accordo di pace con Israele è quello dei cosiddetti “profughi palestinesi” e di un loro ipotetico e alquanto improbabile “Diritto al ritorno”.

Su questo problema sono caduti decine e decine di accordi di pace, si sono bloccate trattative tra OLP e Israele prima e tra ANP e Israele poi e infine si e dato e si da atto ad una campagna internazionale contro Israele che parte da un presupposto sbagliato e che ha un costo per la pace ormai diventato inaccettabile.

Perché il problema dei profughi palestinesi e del loro ipotetico “Diritto al ritorno” parte da un presupposto sbagliato? E’ presto detto (anche se lo abbiamo già detto in passato), perché i palestinesi sono gli unici al mondo a nascere direttamente con lo status di profugo. Infatti i palestinesi figli e nipoti (persino pro-nipoti) dei profughi originali, quelli che per intenderci furono espulsi o fuggirono dopo il conflitto del 1948, a differenza di quanto avviene in tutto il resto del mondo, ereditano dai loro padri, nonni e bis-nonni lo status di rifugiato. Come fanno a fare ciò? Semplice, perché i palestinesi sono gli unici al mondo ad avere una loro “agenzia delle Nazioni Unite” del tutto personalizzata e con regole proprie che vanno in molti casi completamente al di fuori del Diritto Internazionale: la UNRWA (The United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East). Tutti i profughi di tutto il resto del mondo hanno invece come punto di riferimento la UNHCR (The UN refugee agency) che invece considera profughi solo coloro che ne hanno realmente Diritto e non i loro figli, nipoti e pronipoti. In sostanza i palestinesi sono gli unici al mondo a produrre ogni giorno (semplicemente partorendoli) nuovi profughi. Per questo motivo si è passati da 600 mila profughi che erano nel 1948 agli oltre 5 milioni di oggi.

Tutto questo ha un costo in termini di pace ma ha anche un costo elevatissimo in termini monetari, costo che viene pagato da tutto il mondo e che toglie risorse anche a quei profughi che ne avrebbero Diritto. Per capire quanto costano in termini economici i finti profughi palestinesi basta fare un paio di conti: la UNHCR, cioè l’agenzia ufficiale dell’Onu per i rifugiati, gestisce circa 10 milioni di profughi in tutto il mondo e per farlo nel 2010 ha speso 3,32 miliardi di dollari (bilancio ufficiale 2010) che, per dirla tutta, non sono stati sufficienti a garantire ai profughi (quelli veri) adeguata assistenza. Nello stesso periodo di bilancio (2010) la UNRWA, cioè l’agenzia dedicata ai palestinesi, ha speso 1,23 miliardi di dollari sottraendo fondi e risorse alla UNHCR per garantire assistenza a chi invece non ne ha Diritto. Questi sono i conti incontestabili.

Ma il costo reale di questi finti profughi non può essere solo conteggiato in termini economici e in termini di mancato raggiungimento della pace, ci sono anche i risvolti sociali che, come sempre avviene, hanno dei costi. Per esempio, il fatto che a provvedere ai palestinesi sia la UNRWA ha dato la scusa agli stati che ospitano i palestinesi (Libano, Siria e Giordania) per non concedere a queste persone i Diritti che invece gli spetterebbero. Di fatto Libano, Siria e Giordania hanno chiuso i palestinesi in veri e propri ghetti (altro che flotilla ci vorrebbe) dai quali non possono uscire. Non solo, il fatto che la UNRWA pensi a tutto e a tutti fa in modo che non ci sia bisogno che i palestinesi lavorino o studino creando di fatto milioni di persone che vivono senza produrre niente e senza pensare minimamente a qualsiasi forma di sviluppo.

Ricapitolando, i finti profughi palestinesi costano alla comunità internazionale qualcosa come 1,23 miliardi di dollari l’anno, costano il mancato raggiungimento della pace in Medio Oriente il cui costo non è calcolabile, e infine producono intere generazioni di persone che vivono alle spalle di tutto il resto della comunità internazionale in modo, oserei dire, parassitario.  Tutto questo solo perché per loro e unicamente per loro è stata creata questa assurdità che si chiama UNRWA.

E chiaro che con questo sistema non si arriverà mai a niente e che il numero dei cosiddetti “profughi palestinesi” continuerà a crescere in maniera esponenziale e quotidiana. La UNRWA ha fatto il suo tempo (e i suoi danni) per cui deve essere quanto prima soppressa. I cosiddetti “profughi palestinesi” devono essere inquadrati nei paesi di nascita e avere tutti i Diritti che hanno i loro cittadini, così come avviene in tutto il resto del mondo. Devono lavorare e produrre per mantenersi e non pesare più né sulla comunità internazionale, né sugli altri profughi portando via risorse indispensabili alla UNHCR. Se tutto questo verrà applicato, come del resto avviene in tutto il mondo e come prevede il Diritto Internazionale, il problema del “Diritto al ritorno” sarà preso risolto e così non ci sarà più niente ad impedire ai palestinesi di accettare un piano di pace per il Medio Oriente.  Lo so, poi i palestinesi si inventeranno qualcos’altro per continuare a beneficiare della generosità della comunità internazionale e per non arrivare a un accordo di pace, ma intanto almeno un problema sarà risolto.

Miriam Bolaffi

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