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Rohani: allucinazione globale

Assisto basito alla allucinazione globale che riguarda le dichiarazioni di intento di Hassan Rohani, alle interviste e alle smentite, alle dichiarazioni sull’olocausto e alle successive rettifiche, alle aperture e alle successive precisazioni. E in tutto questo vedo il mondo come una trota che sta abboccando allo scintillio del cucchiaino (dovete essere pescatori per capire l’aforisma).

E allora mi chiedo se a volte Hezbollah (amico fidato dell’Iran) non abbia fatto arrivare al Palazzo di Vetro un carico di allucinogeni dal Sudamerica, che so, dei funghi peyote per esempio dato che la cocaina, il cui mercato è in mano a Hezbollah, non è certamente allucinogena.

No perché credere alle dichiarazioni di Hassan Rohani significa essere allucinati. Solo così si può spiegare la ventata di ottimismo che sta colpendo l’Onu e i media mondiali sui “buoni propositi iraniani”. O sono tutti drogati, o sono tutti ingenui oppure sono tutti in malafede. Alla droga credo poco, all’ingenuità ancora meno. Rimane la malafede.

Il problema, che ancora forse sfugge ai più, è che si sta giocando veramente con il fuoco. L’Iran non è la Siria, l’Egitto o la Libia. Non è nemmeno l’Afghanistan o l’Iraq. L’Iran nucleare sarebbe una spada di Damocle sul futuro mondiale. Quelli non scherzano. E se mi doveste accusare di aver paura, ve lo confermo: ho paura di un Iran nucleare. Sarebbe come dare un macete a un serial killer, come dare una bambina a un pedofilo, come mettere un piragna in un acquario. Certo che ho paura.

Serve una scossa, una dose massiccia di Naloxone a livello globale, perché andando avanti su questa strada si finirà per credere che Gesù Cristo è morto dal freddo se a dirlo sarà Hassan Rohani.