Speriamo che Biden con l’Iran non torni alla “politica di Chamberlain”

Il fatto di essere “politicamente non schierato” è una gran cosa specie in questi momenti in cui destra e sinistra fanno a cazzotti sulle elezioni USA.

Questa posizione mi permette infatti di poter essere critico con Biden così come con Trump. E questo giro la critica/ammonimento va decisamente al Presidente eletto, Joe Biden.

Durante la campagna, il presidente eletto Joe Biden ha promesso di gestire l’Iran “in modo intelligente” e ha detto che avrebbe dato a Teheran “un percorso credibile per tornare alla diplomazia”.

Ha anche detto che gli Stati Uniti potrebbero (condizionale non di poco conto) rientrare nell’accordo nucleare iraniano del 2015 (JCPOA) “come punto di partenza per negoziati successivi” se l’Iran si impegna a rispettare pienamente gli accordi presi con l’Amministrazione Obama.

Ora, già il JCPOA era orribile di suo oltre ad essere pericolosissimo perché nei fatti non impediva all’Iran di avere l’atomica ma ne rimandava solamente i tempi. Ma negli ultimi mesi gli iraniani sono andati molto avanti con il programma nucleare e difficilmente, arrivati a questo punto, torneranno indietro.

Quello che cercheranno di fare, però, sarà cercare in tutti i modi di prendere tempo perché adesso il vero nemico per gli Ayatollah è solo il tempo, prima che finalmente a Gerusalemme si decidano a fare le cose per bene.

Perché Biden non ha possibilità di riaprire il JCPOA e rischia solo di dare tempo all’Iran?

Secondo l’ultimo rapporto della AIEA, l’agenzia atomica internazionale incaricata di controllare il programma nucleare iraniano, l’Iran possiede 2.440 chilogrammi di scorte di uranio arricchito, che superano di gran lunga i 300 chilogrammi consentiti dall’accordo. Abbastanza materiale per costruire due ordigni nucleari.

Teheran poi sta arricchendo l’uranio al 4,5%, un percentuale superiore a quanto consentito dal JCPOA.

Infine ha appena finito di trasferire una linea di nuovissime centrifughe in un sito sotterraneo. Non sembrano decisamente operazioni di chi potrebbe tornare sui suoi passi.

Gli interessi regionali di Teheran e le sanzioni

Un altro dei timori che si hanno in merito alla possibile politica di Joe Biden verso l’Iran è quello che potrebbe ridurre o addirittura togliere le sanzioni economiche all’Iran.

Sarebbe un errore fatale che darebbe ossigeno al terrorismo islamico in Libano, in Iraq, in Siria, in Yemen e ovunque i numerosi proxy iraniani operano.

Insomma non vorremmo tornare alla “politica di Chamberlain” quella del “potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”.

Com’era quella che Joe Biden era amico dei palestinesi e nemico di Israele?

Ancora uno schiaffo agli indefessi che continuano a delirare sul fatto che Biden sia nemico di Israele

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