Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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3 Comments

  • Al di là della dovuta solidarietà nei confronti dei cittadini israeliani sotto tiro, che comunque va sempre espressa, mi sembra che della situazione in quella zona si parli e si informi complessivamente a spizzichi.
    Mi piacerebbe per esempio sapere di più , se fosse possibile, se davvero è stato installato un valido sistema sensore per rilevare la presenza di tunnel in costruzione.
    E’ vero che questa informazione è già stata data da RR e da nessun altro, che mi risulti.
    Se possibile , mi piacerebbe saperne di più, tranne che non ci siano stringenti ragioni di riservatezza, che impediscano anche a RR di saperne di più.
    Così come mi piacerebbe sapere se, quando vengono scoperti materiali proibiti in transito per Gaza, si riesce a scoprire chi è il mittente che li manda, impedendogli di proseguire nella sua attività ed eventualmente se vengono presi dei provvedimenti anche nei confronti dei corrieri.
    Un’altra curiosità riguarda i circuiti finanziari attraverso cui arrivano dei fondi ad Hamas da parte per esempio dell’Iran o del Qatar.
    E’chiaro che questi circuiti potranno pure per loro natura aggirare il blocco, ma non è chiaro come i relativi fondi possano davvero essere utilizzati nel procurarsi materiali vari di guerra che- data la loro materialità- non potranno certo passare via web.
    A meno che praticamente tutti, ma proprio tutti, i materiali in questione abbiano anche un possibile uso civile.
    Il che spiegherebbe qualcosa.
    Tuttavia sarebbe sempre possibile commisurare i fondi ufficialmente stanziati da terzi per la ricostruzione e l’entità per quantità e tipologia del materiale importato e usato per fini legittimi.
    Non pretendo naturalmente che RR abbia una banca dati così fornita.
    Certo che se si avessero queste informazioni, sarebbe anche più facile fare emergere, dati alla mano, le complicità internazionali di soggetti vari e “insospettabili” nel riarmo di Hamas, al di là di quello che già si sa per esempio sull’UNRWA e su varie ONG.

    • Beh, se in Italia non hanno parlato del sistema ideato dalla Elbit Systems non è colpa nostra ma dei giornalisti italiani che non fanno il loro dovere. In Israele se ne è parlato a partire da Yediot Ahronot fino ai più piccoli organi di informazione. Ma anche all’estero ne hanno parlato come il sito americano The Algemeiner e diversi altri. Detto questo è difficile sapere a che punto è o se è definitivamente operativo, l’IDF è molto discreto (giustamente) su questo.
      Sui materiali proibiti nel 80% dei casi sono “camuffati” da aiuti internazionali e non sempre è possibile risalire alla “vera fonte”
      Più complesso è invece il discorso in merito ai circuiti finanziari che alimentano il terrorismo. Il realtà il termine è unico, cioè ZAKAT, ovvero la cosiddetta “beneficenza islamica” che ruota attorno al complesso mondo della banche islamiche sulle quali è pressoché impossibile imporre una forma di controllo e che usano lo Zakat proprio per finanziare i gruppi terroristi (non solo Hamas). Ma di questo ne parleremo più approfonditamente in un futuro molto prossimo

  • Credo che Israele, debba immediatamente distruggere il luogo di partenza dei ‘razzi’ di Hamas. Inoltre, nell’eventualità che un razzo colpisca una casa in territorio israeliano, l’Idf dovrebbe colpire una casa in Gaza. Possibilmente una villa faraonica dei capi di Hamas.

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