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Migranti: Renzi e l’Italia si giocano la credibilità

Tra una birra e una salsiccia bavarese con crauti, i “grandi della terra” sono riuniti a discutere su come fare a risolvere le questioni internazionali più spinose, per altro figlie della assurda politica del più “grande” di loro, Barack Hussein Obama. E mentre loro parlano e discutono, sulla vicenda dei migranti l’Italia si ritrova a essere lo zimbello internazionale, sotto i tacchi di tutti, un immenso parcheggio posto al di la del Mediterraneo nel quale confluiscono tutti e da ogni dove, ora traghettati gentilmente dalle navi di mezza Europa (perché le nostre ormai non bastavano più).

Non starò a discutere se sia giusto o meno traghettare i migranti oppure se sia etico destinare più risorse a un migrante straniero piuttosto che a un cittadino italiano bisognoso, su questo mi sono già espresso beccandomi l’accusa di essere “razzista” quando alla fine è emerso che le mie cifre erano esatte e che quello dei migranti è un vero e proprio business anche in Italia e non solo per i trafficanti di esseri umani. Ma lasciamo stare, non voglio entrare nel pantano degli estremismi (da una parte e dall’altra) che caratterizzano tutte le discussioni sui migranti, no, voglio parlare delle figura meschina che sta facendo la diplomazia italiana in questo contesto.

Prima di tutto una vicenda come quella della marea di migranti non si può affrontare aspettando le decisioni altrui (ONU, Europa e NATO) perché vuol dire perdere mesi e mesi di tempo per arrivare probabilmente alla fine senza aver deciso nulla. Certo serve come alibi ai politici inetti, ma non risolve il problema, anzi, lo aggrava. In secondo luogo si da all’uomo della strada l’impressione (giusta o meno) che noi italiani si sia i più “coglioni”, quelli che non sanno mai fare nulla e che non sanno prendere una decisione autonoma. Lo so che non è così semplicistico e che ci sono regole di Diritto internazionale da seguire, ma l’impressione che si ha è proprio questa. E non meraviglia che proprio questa “passività italica” abbia risvegliato mai sopiti istinti fascistoidi prontamente cavalcati dal ducetto di turno. E’ una conseguenza logica e per nulla inaspettata.

Ora però una verità bisogna dirla, il sig. Renzi e la sua allegra compagnia non possono parlare di demagogia ogniqualvolta qualcuno gli fa notare che quella italiana non è una “gestione” della crisi ma è una “sottomissione”, oppure tacciare di razzismo coloro che evidenziano come per quanto giusto sia non far morire questi poveracci in mezzo al mare l’Italia non è in grado da sola di sopportare l’urto sociale di questa marea di clandestini. Perché l’urto sociale adesso non si vede ma si vedrà in un prossimo futuro. E francamente se fosse confermata la notizia che in Libia l’ISIS permette di partire solo ai musulmani l’urto sociale sarà ancora più devastante. Insomma, il populismo è certamente sbagliato ma anche il buonismo a tutti i costi non è la soluzione.

E allora cosa fare? Prima di tutto uscire da quell’imbuto che è il sistema internazionale. Aspettare che ONU o Unione Europea si muovano significa solo perdere tempo, tanto tempo, e poi probabilmente non ottenere nulla. Occorre considerare la questione come una vera e propria crisi che mette a rischio la sicurezza del Paese e quindi agire di conseguenza. E siccome la sicurezza nazionale è attinente ai singoli Paesi e non alla comunità internazionale e ai suoi organismi, andare ad affondare i barconi in Libia non è una violazione del Diritto Internazionale ma una azione legale volta a tutelare la sicurezza nazionale. In secondo luogo smettere di dare fiumi di denaro a chi vive esclusivamente di crisi e rispolverare la vecchia e cara cooperazione allo sviluppo. Ne ho già parlato in altre occasioni, il primo errore che è stato fatto dai Governi che hanno preceduto quello di Renzi è stato tagliare quasi totalmente i fondi alla Cooperazione per dirottarli alle crisi che volta per volta si sono venute a creare. E’ stato un errore (non solo italiano) che oggi paghiamo con questa invasione di migranti per la maggior parte in fuga dalla povertà (non raccontiamoci la balla dei richiedenti asilo, nella maggior parte sono migranti).

Su questo problema il Governo Renzi si gioca la sa credibilità internazionale e continuare a essere presi per il naso dall’Europa o aspettare una risoluzione ONU che ci consenta di intervenire in Libia e affondare i barconi non è certo la soluzione. Oltretutto è ormai evidente che anche a livello di politica interna la cosa comincia a pesare e parecchio. Ormai anche i buonisti più estremi si sono resi conto che l’Italia non può reggere l’urto di questa marea umana senza mettere in conto sconvolgimenti sociali.