Sud Sudan: prove di normalità. Quando anche un concorso di bellezza può servire

Mentre infuria la polemica politica tra Nord e Sud Sudan sul il prossimo referendum per l’autodeterminazione del Sudan Meridionale, mentre gli eserciti si schierano lungo i confini e si guardano in cagnesco, mentre le diplomazie africane si affannano per evitare la guerra, nel Sud Sudan almeno per una sera si respira aria di normalità con l’elezione di Miss Malaika, la più bella del Sudan Meridionale.

Le ragazze, tutte molto belle, rappresentavano tutte le tribù presenti nel Sud Sudan. Poche di loro sono cresciute nella loro terra d’origine. Molte hanno passato la loro infanzia in campi profughi in Kenya o nel Sudan del Nord, ma tutte sono consce delle loro origini e ce la mettono tutta per rappresentare al meglio la propria tribù.

Sabato sera Juba, la capitale del Sudan Meridionale, sembrava proprio una capitale occidentale, tutta risplendente di luci e con la musica che poteva sentirsi ad ogni angolo. La manifestazione si svolgeva all’aperto e la folla era quella delle grandi occasioni. Migliaia di persone hanno applaudito le ragazze che sfilavano in abiti rossi e negli abiti tradizionali ma non in costume. Il sottofondo musicale era tutto occidentale: musica pop (soprattutto Beyonce) e vari gruppi africani che hanno sfondato. Un palco rialzato coperto da n lungo tappeto rosso era la loro passerella. In quei momenti tutta la gente era emozionata perché era la prima volta che veniva eletta una miss per il Sudan Meridionale e la cosa li faceva sentire tutti uniti, a prescindere dalla loro tribù di provenienza. Un momento di normalità che per alcune ore ha fatto dimenticare a tutti la guerra che incombe ancora una volta sul Paese. Per la cronaca ha vinto la rappresentate della tribù Zande (Western Equatoria), una bellissima ragazza che ha sbaragliato la concorrenza e convinto i giurati con una profonda preparazione sulla cultura storica della sua tribù.

Nessuna di queste ragazze andrà a fare manifestazioni internazionali. Da oggi ognuna di loro riprenderà il suo lavoro e, se necessario, imbraccerà le armi per difendere la propria libertà. Però, almeno per una notte si sono sentite ragazze normali.

Claudia Colombo