Avete mai provato a circolare per una qualsiasi città dell’Arabia Saudita con una croce al collo in bella vista? Non fatelo, sareste accusati di “apostasia” e condannati a morte. Ma se siete persone intelligenti non fatelo nemmeno in molti altri Paesi musulmani, compresi in quelli che il buonismo europeo chiama “moderati” come l’Egitto, la Turchia, il Marocco o la Tunisia. Il rischio di ritrovarsi con la gola tagliata è molto alto.

Eppure in occidente, soprattutto in Europa, usare la frase “guerra santa” oppure “guerra di religioni” è severamente vietato dal bon ton. Il problema è che noi questa guerra santa non la vediamo. Siamo cresciuti nella mentalità cristiana del perdono e del porgere l’altra guancia, una mentalità lontana anni luce da quella musulmana. Ci facciamo abbindolare dal concetto di “Islam moderato” sperando che sia un concetto vincente su quello di “Islam estremista”, una speranza a dire il vero assai recondita se si considera il fatto che il confine tra Islam moderato e Islam estremista – se tale confine esiste – è molto, ma molto labile. Gli islamici, a differenza di noi cristiani, crescono con la mentalità della guerra santa. L’islam non è una religione basata sul perdono, sulla tolleranza o sul porgere l’altra guancia, l’Islam non è una religione che si confronta con le altre pacificamente o che tollera altri credi, l’Islam tende ad assimilare gli infedeli e chi non si fa assimilare diventa automaticamente un nemico da abbattere. L’obbiettivo ultimo dell’Islam, lo dice il Corano, è quello di espandersi in tutto il mondo. Chi non è musulmano lo può diventare, ma non c’è posto per altre religioni nella mentalità islamica. Ecco perché sostengo che l’Islam è in guerra con le altre religioni da molto tempo, praticamente da quando questa religione è nata. Non si potrebbe spiegare altrimenti il comportamento del mondo musulmano verso i cristiani, gli ebrei, i buddisti ecc. ecc.
La rappresentazione ideale dell’Islam l’abbiamo vista quando mani criminali hanno posto la dinamite ai piedi delle millenarie statue del Buddha di Bamiyan fatte saltare in aria in Afghanistan. Quelle statue rappresentavano un’altra religione e quindi andavano distrutte. La stessa cosa avviene oggi per le bibbie in mano agli operatori umanitari trucidati l’altro giorno, per la croce portata al collo dai cristiani di tutto il mondo o per i ciondoli a forma di Stella di David che gli ebrei portano orgogliosamente al collo. Sono simboli che vanno distrutti insieme a coloro che li portano.
Personalmente credo che sarebbe il caso di riflettere seriamente sugli eventi che stanno capitando ai cristiani, agli ebrei e alle persone di altre confessioni, per mano degli islamici. Credo che non sia il caso di continuare a sottovalutare questo fatto. Credo che sarebbe il caso di riflettere sul perché alcuni Paesi europei (vedi la Gran Bretagna) accettano passivamente sul loro territorio i “tribunali islamici” e chi non lo fa ufficialmente li tollera. L’Islam sta prendendo sempre più piede in Europa portando con se tutto il suo retaggio di intolleranza, di violenza, di misoginia e quella logica prepotenza insita in coloro che nascono e crescono con la mentalità di dover conquistare il mondo.
Io non me la sento di porgere l’altra guancia, non me la sento di tollerare tutto questo, non me la sento di cancellare dal mio vocabolario le frasi “guerra santa” e “guerra di religione” per una mera questione etica o per pseudo-buonismo, non me la sento per il semplice fatto che per i musulmani quelle frasi esistono e vengono pronunciate e applicate ogni giorno.
Franco Londei