Ormai è certo, nelle prossime settimane Israele riconoscerà ufficialmente lo Stato Indipendente del Sud Sudan e aprirà una ambasciata a Juba, capitale del neonato Stato africano. In effetti manca solo l’ufficialità perché di fatto Gerusalemme ha già riconosciuto il Sud Sudan e ha aperto una serie di trattative diplomatiche oltre ad inviare cospicui aiuti umanitari.
La cosa sta facendo infuriare i filo-palestinesi i quali si chiedono come mai Israele abbia riconosciuto il Sud Sudan ma si rifiuti di accettare la nascita di uno Stato palestinese. In effetti non è così e a spiegarlo per bene è il Ministro degli Esteri israeliano, Avidgor Lieberman. Il Sud Sudan è nato da un accordo tra due parti in conflitto giunto dopo una guerra durata oltre 20 anni alla quale ha messo fine un trattato di pace firmato nel 2005 a Nairobi il quale conteneva tutta una serie di accordi che in sei anni hanno portato il Sud Sudan all’indipendenza. I palestinesi invece vogliono fare una dichiarazione unilaterale e senza alcun accordo con la controparte israeliana. Non è la stessa cosa.
Ma a parte questo breve svarione nelle vicende medio orientali, quello che mi interessa maggiormente evidenziare in questo mio scritto sono gli ottimi rapporti tra Israele e Sud Sudan, rapporti che durano da ben prima della fine del conflitto con il Nord Sudan e che hanno visto Israele sempre a fianco dei “ribelli” del sud anche quando Juba era accerchiata dall’esercito sudanese e tutto sembrava perduto. Il defunto John Garang ha sempre trovato in Israele un valido alleato, sia a livello militare che diplomatico. E ora che Garang non c’è più, ucciso nel 2005 da uno stranissimo incidente aereo, e che il suo posto è stato preso da Salva Kiir, le cose non sono cambiate e i buoni rapporti sono addirittura migliorati tanto che nelle ultime settimane alcune centinaia degli oltre 2000 profughi sud sudanesi presenti in Israele sono rientrati volontariamente in Sud Sudan grazie anche alla mediazione di una organizzazione cristiana che opera in Israele. Il rientro dei profughi è avvenuto sotto lo stretto controllo della UNHCR che ha potuto constatare come i profughi siano rientrati in Sud Sudan di loro spontanea volontà e con un importante incentivo fornito dal Governo israeliano che consentirà loro di riprendere una vita decorosa nel loro Paese d’origine. In Israele ci sono oltre 8000 profughi sudanesi, per la maggior parte del nord e del Darfur. Di questi 2000 sono sud sudanesi e si stima che quasi tutti vorranno rientrare nel loro Paese d’origine.

Insomma, fa estremamente piacere che il primo (e al momento unico) Stato africano che sia riuscito a svincolarsi dal giogo islamista sempre più dilagante in Africa, abbia così buoni rapporti con Israele. Da questo non potranno che nascere buonissime cose.