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Chi rappresenta Israele nei colloqui sul nucleare con l’Iran?

Teheran e Catherine Ashton hanno ottenuto una indiscutibile vittoria durante gli ultimi colloqui sul nucleare iraniano che si sono tenuti in Turchia. Hanno preso tempo, probabilmente quel tempo che mancava loro per arrivare al fatidico punto di non ritorno o, comunque, ad arrivarci molto vicini.

Non ho accostato Teheran a Catherine Ashton per caso, i due viaggiano di pari passo e l’obbiettivo finale è comune. Bastava guardare i cenni d’intesa tra la Ashton e il negoziatore iraniano, Saeed Jalili, per rendersene conto. Anche le frasi dette alla fine dei colloqui combaciano spudoratamente. Ambedue hanno parlato di “importante vittoria”. Insomma, la Ashton e Jalili sono concordi nel definire il rinvio dei colloqui al 23 maggio “una vittoria”. Ma se per il negoziatore iraniano l’euforia è comprensibile (continuano imperterriti a prendere tutti per i fondelli), quello che appare davvero fuori luogo e che da veramente da pensare, è l’euforia della baronessa inglese che poco avrebbe di che gioire dato che nessuna delle richieste dei 5+1 è stata sostanzialmente accolta da Teheran. Sono state solo mischiate le carte tanto da concedere all’Iran quel lasso di tempo a cui puntava.

E allora perché gioisce la Ashton (e più sommessamente Obama) se tutto quello che avevano chiesto le grandi potenze non è stato accettato? Semplice, perché il risultato finale danneggia Israele e avvantaggia la grande schiera di personaggi più o meno famosi che con l’Iran hanno una linea del tutto tollerante quando non supina. Avvantaggia quel larghissimo schieramento di persone contrarie ad un intervento israeliano in Iran disposte piuttosto ad accettare che Teheran si doti di armi nucleari piuttosto che indebolire un nemico mortale di Israele. A ben vedere è la stessa linea di condotta adottata con la Siria.

Chiarito questo resta un punto ancora da chiarire: cosa c’entra Israele nei colloqui tra il gruppo dei 5+1 e l’Iran? In teoria Gerusalemme non dovrebbe entrarci, ma in pratica è quello che si definisce un “convitato di pietra” con la sola differenza di non essere rappresentato da nessuno, nemmeno dagli USA storici amici e alleati. Non ci si faccia infatti ingannare dalle parole “dure” di Obama verso Teheran, il Presidente americano sta facendo di tutto per impedire a Gerusalemme di attaccare i siti nucleari iraniani. Ecco perché Israele c’entra, perché è la parte avversa all’Iran, quella vera.

E allora, se Israele è parte importante e in causa di questi colloqui (non ammetterlo sarebbe ipocrita), chi rappresenta lo Stato Ebraico? Ma soprattutto, cosa diavolo ci fa un acerrimo nemico di Israele come la Ashton tra coloro che dovrebbero impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari? Se non ci facciamo queste domande vuol dire che sottovalutiamo il pericolo iraniano. Magari il mondo se lo può ancora permettere, Israele certamente no.

Sharon Levi