Si chiamano Piergiorgio Lanaro e Franco Bordignon i due missionari italiani accusati da un rapporto dell’Onu di essere complici con i ribelli Hutu in Congo. I due sarebbero indicati anche come corresponsabili dei delitti di stupro, crimini di guerra e altre efferatezze.

E’ una vera e propria bomba il rapporto (non ancora diffuso) redatto da esperti indipendenti per conto delle Nazioni Unite sulla situazione nella Repubblica Democratica del Congo. Nel rapporto si accusa l’Uganda di sfruttare le risorse minerarie, la Cina di giocare un ruolo ambiguo e di finanziare alcuni gruppi ribelli che controllano le miniere di Coltan, di oro e di diamanti, alcune organizzazioni non governative (in particolare spagnole) di aver abbandonato la loro attività umanitaria per finanziare sanguinari ribelli ruandesi hutu che combattono contro il Governo legittimo congolese. Infine il rapporto accusa i caschi blu dell’Onu di non riuscire a mantenere la pace nella regione e di essere coinvolti in molti traffici illegali. In pratica l’Onu accusa se stesso di incapacità e di illegalità.

Per quanto riguarda i due sacerdoti italiani, secondo il rapporto padre Piergiorgio Lanaro, che vive a Kasongo in Congo, sarebbe complice diretto di Ignace Murwanashyaka, presidente dell’Fdlr (Fronte democratico per la liberazione del Ruanda) attualmente detenuto in Germania con l’accusa di crimini di guerra e di genocidio. A provarlo ci sarebbero diverse email tra Lanaro e Murwanashyaka dalle quali emerge il coinvolgimento diretto del missionario italiano nelle attività del Fdlr. Padre Lanaro avrebbe deliberatamente deviato fondi raccolti in Europa per fini umanitari nelle casse del Fronte democratico per la liberazione del Ruanda per l’acquisto di armi e per finanziare le attività illecite del gruppo ribelle. Per fare tutto questo si sarebbe avvalso della complicità di padre Franco Bordignon, tesoriere regionale dei saveriani, residente a Bukavu. Secondo il rapporto ci sarebbe un terzo sacerdote italiano coinvolto nell’operazione. Si tratterebbe di padre Jean-Berchmans Turikubwigenge, prete rifugiato ruandese che ha preso la cittadinanza italiana. Padre Turikubwigenge è attualmente consulente del governo ruandese per la demobilizzazione e la reintegrazione e anima del gruppo di difesa ei diritti umani, African Right. Vive in Italia ed è vice direttore dell’ufficio missionario e direttore per l’immigrazione della diocesi di Lucca.

Il rapporto, che dovrebbe essere diffuso ufficialmente nei prossimi giorni, riporta fatti gravissimi che dovranno essere analizzati molto a fondo. Da molti mesi Secondo Protocollo denuncia la situazione nella Repubblica Democratica del Congo. Lo scorso anno abbiamo presentato un proposta per la regolamentazione del mercato del Coltan che prevede un sistema simile a quello usato per i diamanti (protocollo di Kimberley). Lo scorso mese di agosto Watch International aveva diffuso un rapporto che, seppur diffuso in maniera parziale, anticipava di molto le conclusioni degli esperti dell’Onu.

Ora che l’omertà in seno alle Nazioni Unite in merito ai fatti che avvengono in Congo è stata demolita, non ci si deve fermare alle solite dichiarazioni di condanna. Queste persone vanno perseguite e condannate. Uganda e Cina devono essere sanzionate. I mercanti di Coltan, di oro e di diamanti devono essere individuati e perseguiti a norma del Diritto internazionale. Ma soprattutto è ora di fare veramente qualcosa per questa terra che negli ultimi decenni ha conosciuto solo guerra, morte, violenza e sfruttamento.

Articolo scritto da Noemi Cabitza

2 Comments

  1. Bianca B.

    Mi dispiace che il commento sia andato in moderazione ma il sistema antispam non accetta due link. Grazie della gentile segnalazione