Com’era prevedibile, dopo il fallimento delle cosiddette “primavere arabe” e in particolare di quella egiziana con la conseguente perdita del controllo del Sinai, sono iniziati gli attacchi a Israele portati dal territorio egiziano anche se i mandanti sono da altre parti, tra Gaza e Teheran.

Da mesi l’intelligence israeliana segnala un notevole aumento delle attività terroristiche nella Penisola del Sinai, una zona che dopo la caduta di Mubarak è praticamente passata sotto il controllo dei beduini e di cellule di terroristi di ogni tipo. Il Sinai è diventato la porta di ingresso di armi e di uomini verso la Striscia di Gaza oltre a divenire una piattaforma ideale da dove lanciare attacchi verso il territorio israeliano. Solo negli ultimi giorni l’esercito egiziano ha iniziato a operare per riprenderne il controllo, ma a quanto pare la decisione egiziana è arrivata troppo tardi. Gli attacchi portati ieri contro Israele sono probabilmente partiti proprio dal Sinai anche se, come si diceva, le menti sono altrove.

Le autorità israeliane hanno escluso la partecipazione diretta di Hamas agli attentati, attribuendo gli stessi ai cosiddetti “comitati di resistenza popolari”, legati ad Al Qaeda ma anche all’ala estremista di Hamas. Tuttavia non è credibile una totale estraneità del gruppo terrorista palestinese che tiene da anni la Striscia di Gaza sotto ostaggio. Infatti a Gaza non succede niente senza che Hamas non ne sia informato preventivamente, quindi se non vi è stata una diretta partecipazione di Hamas agli attentati, c’è stato senza dubbio l’avvallo all’operazione e, quasi certamente, un contributo logistico.

Gli attentati di ieri contro Israele hanno di fatto messo il mondo di fronte a una realtà ormai innegabile: le forze del terrore hanno approfittato della caduta di Mubarak per rafforzare la loro presenza nell’area e in particolare per prendere il controllo della Penisola del Sinai, ormai totalmente al di fuori del controllo egiziano. Fonti di intelligence israeliana da mesi segnalano un via vai continuo di cellule terroristiche e un enorme afflusso di armi provenienti dall’Iran. E’ attraverso il Sinai che un gruppo di Guardie della Rivoluzione iraniana si sono introdotte nella Striscia di gaza con il compito di addestrare alcuni reparti di Hamas e di altri gruppi terroristici. E se analizziamo la dinamica degli attacchi di ieri è innegabile che gli stessi fossero stati preparati con estrema cura e con una tipologia militare frutto sicuramente di un accurato addestramento, come solo le Guardie della Rivoluzione iraniane sanno fare.

Occorre quindi prendere atto subito, senza ulteriori rinvii, che esiste una coalizione del terrore facente capo ad Hamas e a Teheran che ha approfittato della caduta di Mubarak per prendere il controllo di una vasta zona dell’Egitto da dove coordinare e lanciare attacchi contro il territorio israeliano. Qualcuno parla anche di importanti infiltrazione qaediste nella Penisola del Sinai. Probabile che sia vero, ma il rischio più attuale è rappresentato dall’alleanza tra i terroristi palestinesi e gli iraniani che beneficiano della totale anarchia nella quale è caduta la Penisola del Sinai. Per questo è assolutamente necessario riprendere con urgenza il controllo del Sinai. Se lo fanno gli egiziani tanto meglio, altrimenti dovrà farlo qualcun altro, con qualsiasi mezzo. Ne va della sicurezza dell’intero Medio Oriente.

Sharon Levi

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