Guerra a Gaza e informazione: quanta ignoranza nella gente comune

L’uomo della strada ha una percezione completamente distorta della guerra a Gaza. Me ne sono reso conto ieri durante un incontro per discutere di cooperazione e sviluppo organizzato da una Ong italiana che opera in diversi paesi africani che cercava si racimolare i soldi per costruire una piccola centrale idroelettrica lungo il corso del Nilo (un progetto innovativo che non deturpa minimamente né l’ambiente né il paesaggio, ma ne parlerò in altre occasioni).

Ebbene, nel volgere di pochissimo tempo e grazie a quattro veri scatenati pro-pal, il discorso è passato dalla necessità di implementare un serio programma di cooperazione allo sviluppo in Africa, tra le altre cose per prevenire l’emigrazione di massa, alla situazione dei “poveri palestinesi”. Con il senno di poi mi viene da pensare che quei quattro provocatori che anno dato il via alla discussione lo abbiano fatto apposta, ma se devo essere sincero al momento non ci avevo pensato anche perché troppo impegnato a spiegare come i “poveri palestinesi” non siano poveri perché l’occidente non li aiuta, ma perché i soldi a loro destinati finiscono in tasca ai leader corrotti o nell’acquisto di armi.

Nella accesa discussione che ne è seguita, dove non sono mancati gli insulti, mi sono reso conto che la percezione che ha la gente comune del conflitto israelo-palestinese e in particolare della attuale guerra a Gaza, è del tutto fuorviata da una pressante e martellante propaganda pro-palestinese dalla quale scaturisce la convinzione che i palestinesi sono poveri e sfruttati dagli israeliani ricchi. I palestinesi non tirano razzi ma missiletti artigianali poco più pericolosi di un petardo mentre i cattivi israeliani rispondono con armi tecnologicamente avanzatissime. La prova? I morti palestinesi contrapposti a quelli israeliani. Nessuno dei presenti aveva mai sentito parlare di Iron Dome che fino ad oggi ha salvato la vita di migliaia di israeliani. Nessuno sapeva che da molti mesi sul sud di Israele piovono missili come fossero noccioline. Tutti convinti che la Guerra a Gaza fosse una aggressione israeliana. Da notare che tra la tanta gente presente non c’erano solo “uomini della strada” ma anche professionisti, dottori, imprenditori e un paio di politici. Eppure l’ignoranza regna sovrana.

La discussione è degenerata quando ho elencato (a mente) gli aiuti elargiti alla Palestina dalla comunità internazionale, aiuti letteralmente spariti nel nulla tanto che persino la Corte dei Conti Europea ne ha chiesto conto. E dato che si parlava di Africa ho specificato che la Palestina da sola riceve più aiuti umanitari in termini di aiuti procapite di tutta l’Africa messa insieme. Questa cosa, verissima, ha fatto infuriare i quattro “attivisti” pro-pal che non sapendo come giustificare tutto questo se ne sono andati insultando e minacciando.

Rimane il fatto però che tutta quella gente non ne sapeva nulla di tutto questo, non sapeva perché in questo momento i carri armati israeliani sono a Gaza, non sapeva perché i morti palestinesi sono più di quelli israeliani (e non si è parlato dell’uso che ne fa Hamas dei civili), non sapevano perché i “poveri palestinesi” sono così poveri.

Questa cosa mi ha fatto parecchio riflettere perché è immaginabile che di persone disinformate come quelle di ieri, magari in perfetta buona fede, ce ne siano parecchie, persone che pensano male di Israele semplicemente perché non si informano o lo fanno male. E qui dobbiamo ammetterlo, la propaganda palestinese funziona benissimo e a pieno regime, mentre la risposta israeliana è sempre un po’ zoppicante.

Ho sempre sostenuto che la guerra in Medio Oriente non si combatte solo sul campo ma anche con l’informazione. Per adesso la guerra dell’informazione la stanno vincendo loro. Sarà meglio quindi darsi una bella svegliata.

  1. Moltissime generazioni di studenti, sono cresciuti con la Kefiah al collo…Lungimiranza della propaganda…Molti di loro sono diventati giornalisti.- Saluti

  2. Verissimo quanto dice Ettore.
    Il problema storico politico-culturale italiano é dato dall’influenza sulla formazione nelle scuole e negli spazi giovanili del defunto partito comunista e successori e in una certa formazione cattolica che guardava a sinistra.
    Quelli cioé che si muovevano gramscianamente nel campo dell’educazione, con relativo appoggio degli intellettuali organici.
    Nessun altro soggetto si é mosso in questi decenni nel campo dell’educazione e della cultura diffusa, tranne rare eccezioni e la televisione con le sue logiche commerciali e le sue lottizzazioni.
    Non si é creato un fronte alternativo che si proponesse la promozione di un’educazione che collegasse inscindibilmente dei valori universali alla propria identità e tradizione storica, che poi é la tradizione che ha creato quei valori.
    L’unica parziale sconfitta del progetto culturale dominante é stato il cosiddetto berlusconismo, che comunque non é un buon esempio.
    Oggi, grazie a questa educazione cattocomunista chi sostiene i Palestinesi si sente buono e giusto.
    Questo tipo di educazione bolla come razzismo il legittimo giudizio critico sulle civilizzazioni culturali o culture altre che dir si voglia, considera il sofistico relativismo culturale come un sistema di valori etici indiscutibili.
    E non si rende conto che il relativismo culturale é solo uno strumento metodologico degli etnologi per capire le culture altre e niente di più.
    Non ha nulla a che vedere con la funzione orientativa nelle scelte etiche responsabili, cioé basate sull’etica della responsabilità.
    Accade così che non ci si avvede – perché é vietato vedere- che organizzazioni come Hamas e la cultura araba e islamica in genere non hanno come priorità il rispetto della vita e della persona, ma usano questi valori come cavalli di Troia per vincere delle guerre cruente e “incruente”- cioé tendenziali- la cui posta in gioco é proprio l’affermazione di “valori” contrari nonché del loro potere.
    Altri si avvedono del fenomeno, ma, usando contorsioni mentali stupefacenti, arrivano ad appoggiare comunque tali soggetti.
    Sostenengono infatti che costoro possono legittimamente avere altre priorità “etiche”, anche se queste priorità confliggono con i valori per i quali devono essere appoggiati.
    Ma non confliggono evidentemente con gli interessi e le pulsioni dei presunti portatori di questi valori.
    Magari confliggeranno con i legittimi interessi degli ebrei, così come accade in medio oriente.
    Ma non importa.
    Si vede che gli ebrei non posssono avere legittimi interessi.
    L’idealizzazione del “buon selvaggio” a cui si concede che possa avere valori incompatibili con quelli che vengono proclamati per difenderne le ragioni e il mito dell’umanitarismo ci porteranno ad un mondo in cui saremo dominati.
    E questo é perfino considerato da alcuni giusto e perequativo.
    Oppure certamente irrilevante perché considerato irreale e frutto di islamofobia!

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