La mobilitazione internazionale per Haiti è stata senza dubbio massiccia, forse la più grande mobilitazione internazionale mai vista. Eppure, nonostante le immense risorse messe in campo, la situazione nell’isola caraibica a dieci gironi dal cataclisma che l’ha devastata, è ancora incredibilmente confusa.

Mancano punti di riferimento, manca totalmente il coordinamento degli aiuti umanitari che dovrebbe essere in mano alle agenzie dell’Onu, in particolare all’Ocha, l’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite. Invece non è così. Mai come ad Haiti l’Onu ha dimostrato la sua assoluta inefficienza ed inutilità, prima del terremoto nel coordinare una qualche forma di pacificazione e di sviluppo, ora nel coordinare l’essenziale, non il superfluo, semplicemente l’essenziale. Non si tratta di voler fare polemica, si tratta di una constatazione pura e semplice.

Ora però che il mondo si è accorto dell’esistenza di Haiti, ora che non ci si può più girare dall’altra parte facendo finta che Haiti non esista o che sia un mondo a se stante completamente scollegato dal resto dell’universo, ora occorre fare in modo che questo mondo dimenticato risorga dalle sue ceneri.

Negli ultimi venti anni quella che era la più ricca colonia francese è diventata un enorme bidonville a cielo aperto, l’esempio del concetto di “povertà assoluta”. Abbandonata a se stessa dalla Francia, presa in giro dall’Onu, ha ricevuto solo saltuariamente l’aiuto degli Stati Uniti. Per il resto la storia di Haiti negli ultimi decenni è fatta di stragi, di guerre fratricide e di soprusi. Ora, nella enorme disgrazia del terremoto che ha fatto centinaia di migliaia di morti e feriti, milioni di sfollati, occorre vedere una possibilità di rinascita di Haiti.

La gente di Haiti non è come viene descritta. La maggioranza delle persone vuole un paese migliore, sviluppato e moderno. Non sono un “popolo di maledetti” come vengono chiamati da più parti, anzi, come dice l’attore haitiano Jean-René Lemoise scrivendo su Liberation, gli haitiani sono un popolo orgoglioso e voglioso di confrontarsi con il mondo, “padroni non padroni” di una terra con incredibili potenzialità.

Da più parti, a partire dal Presidente americano, Barack Obama, si sono levati buoni propositi, dichiarazioni di intento importanti per il futuro di Haiti. Ora però è essenziale che i buoni propositi e le dichiarazioni di intento si trasformino in atti concreti. Non deve succedere come in passato che la ricostruzione e lo sviluppo di Haiti vengano demandati alle Nazioni Unite con i risultati visti fino ad ora. Non deve succedere che si finanzi un governo corrotto che agisce in questo modo proprio grazie alla compiacenza dell’Onu. Le Nazioni Unite hanno una enorme responsabilità sulla attuale situazione di Haiti, a prescindere dal terremoto.

Ecco perché è necessario che Stati Uniti ed Europa definiscano per Haiti un piano concreto di ricostruzione e di sviluppo a lungo termine senza però demandare alle Nazioni Unite questa incombenza. L’Onu ha ampiamente dimostrato la sua inutilità. Perseverare nell’errore fatto fino ad oggi sarebbe davvero diabolico.

Haiti non è una terra maledetta, è un paradiso abitato da un popolo meraviglioso e voglioso di sviluppo. Non lasciamo nuovamente questo paradiso in mano a gente senza scrupoli che non fa niente per gli haitiani, che punta solo a prendere le sovvenzioni internazionali. Facciamo in modo che il cataclisma di Haiti sia per quest’isola un inizio non la continuazione della fine.

Articolo scritto da Bianca B.

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