Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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6 Comments

  • Alcune note generali.
    Tutti coloro che hanno cambiato percezione di sé si attribuiscono per le più svariate ragioni una nuova identità – per esempio quella di popolo nazionale, come accade da qualche decennio ai palestinesi – hanno bisogno di ancorare e quindi collegare questa nuova identità al passato.
    In tal modo possono considerare la propria identità nazionale in termini di continuità nel tempo, fino ad arrivare perfino indietro di millenni ad un mitico tempo delle origini.
    Da qui l’esigenza di “storicizzare “ e di “inventare e collocare nel tempo presente una Storia collettiva coerente con la nuova immagine che ormai si ha di sé.
    Le organizzazioni che “rappresentano” i palestinesi hanno capito la necessità di questa operazione di collegamento col passato, sia che credano o non credano nella loro narrazione storica.
    I dirigenti sono dei politici e molto probabilmente non ci credono, ma si tratta di una necessità funzionale per aggregare in una unità, in questo caso una nazione, le persone che adesso tutti chiamiamo palestinesi ( ma si tratta di puro nominalismo ) nonché per presentarsi in questa veste all’opinione pubblica internazionale.
    Non é detto che, anche tra gli abitanti tutti credano davvero a questa narrazione, ma é facile che molti si comportino sulla base del “come se”, sia perché l’esistenza di un “nemico” comune unifica, sia perché si sono accorti che é preferibile avere una forte identità per agire collettivamente nel proprio interesse, piuttosto che essere un mero aggregato di residenti in una zona circoscritta, soggetti ad una pura amministrazione, piuttosto stretta, della vita quotidiana.
    Nella situazione attuale infatti il confronto con gli altri ( i vicini israeliani ) é particolarmente frustrante e, indipendentemente dagli standard economici acquisiti, produce un senso di “deprivazione relativa”.
    E’ pur vero che la loro vita quotidiana probabilmente non é di molto cambiata rispetto al passato, se non in meglio per tanti aspetti: il gruppo però rimane familistico con tutti i difetti che questo comporta nella vita civile di una potenziale nazione, primo fra tutti la mancanza di un’etica pubblica,attestata dagli alti livelli di corruzione e di spreco, così in alto come in basso.
    Come si sa l’etica pubblica crea organizzazioni efficienti ed efficaci, nonché più eque
    Purtroppo la proiezione nel futuro, che tutta la dirigenza – senza eccezioni – ha scelto nella sua storicizzazione,non prevede l’esistenza definitiva dello Stato di Israele.
    Questo é certamente funzionale al processo fondativo interno , ma annulla quello negoziale.
    La cosa é banale e chiara per tutti, ma gli organismi internazionali e molti Stati, tra cui gli USA e quelli europei, hanno scelto di non accorgersene cercando di forzare l’interpretazione del presente nel senso della possibile creazione di due Stati, che possano convivere pacificamente.
    Hanno cioé finto di considerare la trattativa e l’intransigenza dei palestinesi come posticce e risolvibili al ribasso come in un mercato arabo.
    Oppure che é possibile anche camminare sulla testa e non sui piedi.
    Ma come si sa, se si cammina sulla testa , non si può andare lontano.

  • leggo sempre con molto piacere e attenzione i commenti di milano e se mi sono decisa a commentare è per fargli i complimenti. Commenti intelligenti, argomentati ed “efficienti” se mi passa il termine.
    Bello l’articolo completato da un commento esaustivo al 100%

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