Immigrazione e accoglienza imposta. Se dissento sono razzista?

Sulla delicata questione della immigrazione in Italia vi è un controsenso difficilmente spiegabile senza finire etichettati come razzisti o come complottisti. Tuttavia a costo di beccarmi qualche insulto voglio provare a ragionarci sopra.

L’Italia è il paese dove ci viene propinata l’idea che “l’accoglienza è un dovere”, il che è già di per se un controsenso dialettico essendo la parola “accoglienza” legata a qualcosa di volontario e non di doveroso o, peggio, di obbligatorio. Quando cittadini protestano perché si vedono i loro paeselli o i loro quartieri “invasi” dagli immigrati gli viene risposto che, appunto, l’accoglienza è un dovere e quindi è un loro dovere civile tacere e accettare le decisioni prese dall’alto. E allora perché chiamarla accoglienza quando è a tutti gli effetti una imposizione? Sarebbe accoglienza se i cittadini italiani fossero tutti contenti di accogliere gli immigrati e, di loro spontanea volontà, decidessero che l’Italia può accogliere tutti coloro che ci vogliono venire e, sempre di loro spontanea volontà, decidessero di concedere agli immigrati case, denaro, sostentamento ecc. ecc. Solo che non mi pare che sia così e non mi pare nemmeno che qualcuno chieda ai cittadini italiani se sono d’accordo o meno di “accogliere” tutti questi migranti. Gli viene semplicemente imposto e chi prova a dissentire viene etichettato come razzista e subito paragonato a Salvini anche se dalle idee di Salvini è lontanissimo.

Gli italiani devono stare zitti perché se dissentono su questa “politica della accoglienza” sono razzisti. Francamente a me questa cosa ha parecchio stufato. Non capisco perché io debba tacere su una politica della immigrazione che ritengo devastante per l’Italia solo perché le cooperative e la Chiesa ci possano lucrare a proprio piacimento. Lo so, sono un complottista e un razzista, ma io la penso così e, per dirla con un francesismo, mi sono rotto le palle di dover tacere su una politica che non condivido affatto solo perché se apro bocca vengo etichettato come razzista o vengo paragonato a Salvini, che personalmente detesto.

Lo vogliamo dire o no che questa politica della accoglienza è semplicemente disastrosa e che la gente non ne può più, specie i più deboli che ogni giorno devono combattere con le difficoltà della vita? Lo possiamo dire oppure ci volete imporre anche il silenzio dopo che ci avete imposto di essere accoglienti?

Io sono perfettamente d’accordo di accogliere i richiedenti asilo che ne hanno Diritto, quello si che è un dovere (e non solo morale), ma che con la scusa dei richiedenti asilo mi si voglia far digerire (accogliere) anche tutti gli altri la ritengo una imposizione insopportabile. E siccome chiunque arrivi in Italia, anche se arriva da Paesi liberi, si dichiara richiedente asilo e non c’è un sistema immediato per accertare se è vero oppure no, siamo costretti ad accogliere tutti con immenso gaudio per chi sulla accoglienza ci ha creato un business milionario.

Da oltre un anno ci hanno promesso che avrebbero fatto qualcosa per fermare questo vero e proprio esodo biblico. Da allora gli sbarchi si sono moltiplicati invece che diminuire. Per quanto tempo vogliamo andare avanti con questa allucinazione? Per quanto tempo ancora ci verrà imposto di essere accoglienti? Lo chiedo a Renzi sul quale avevo creduto e in fondo credo ancora. Quanta accoglienza ci vuoi ancora imporre?

  1. Tranquilli… Quando Renzi si accorgera’ di essere sotto la linea rossa nei sondaggi…Pur di mantenere la poltrona svoltera’ a destra. Salvini nel frattempo si sara’ reso conto che governare con tali sconvolgimenti epocali non e’ facile e cerchera’ di perdere consensi chiedendo agli elettori della lega di essere piu’ tolleranti che in fondo siamo tutti figli di Dio e quindi frateli e sorele. Per maggior certezza invitera’ la Kyenge a fare quattro salti in discoteca. Renzi a questo punto avra’ il sospetto di essere stato fregato da Salvini ma sara’ troppo tardi.-

  2. a me ha stufato sentire a ogni piè sospinto la premessa “non sono razzista, ma…”, quando si obietta a questa sciagurata politica del “tutti dentro”, “tutti profughi in fuga dalla guerra” ecc.ecc. Ormai questa parola “razzismo” è stata svuotata di significato, venendo usata solo per tappare la bocca all’avversario. Ed è stata estesa dagli individui e dai popoli alla culture: non si può rivendicare l’orgoglio per la propria cultura e tantomeno affermarne la superiorità rispetto a certi valori, come lo stato di diritto, la libertà, la centralità dell’individuo, la parità uomo e donna ecc. Molti dimenticano che la dignità e i diritti riguardano le persone e non le culture. Una cultura o un’ideologia per es. che prevede il reato di apostasia per me va combattuta, alla faccia del relativismo. Punto.

  3. Condivido il senso generale espresso dal titolo, ma non riesco a seguirla quando esprime una residuale fiducia in Renzi.
    Costui, non solo è il principale responsabile interno insieme a Letta, dell’ attuale invasione, ma continua a permettersi il lusso di eludere il problema.
    Quando lo ha «trattato» si è limitato a dire che l’italia «farà da sola», visto che i paesi europei non vogliono questi migranti.
    E infatti si vede come l’Italia fa da sola distribuendo a capocchia i migranti per ogni dove, senza sapere come fermarne il flusso.
    I giornalisti di regime continuano a tacere sul fatto che Dublino 3 su cui fanno leva gli altri paesi UE, è stato sottoscritto dal governo Letta nel 2013, quando la situazione in Africa settentrionale era già ampiamente compromessa.
    Non dimentichiamo che il PD dall’opposizione era favorevole ad appoggiare a suo tempo l’attacco a Gheddafi nel 2011 ed era pronto a mettere in croce il governo Berlusconi che temporeggiava a collaborarare con Francia e Gran Bretagna, i veri responsabili del disastro libico.
    Non dimentichiamo le scelte del PD di annoverare nel governo Letta come ministro per l’immigrazione la kyenge, che è favorevole all’invasione.
    E non dimentichiamo neppure che tutta la politica di Renzi promuove l’immigrazione incontrollata non solo in termini di fatto , ma anche in termini di principio, come dovere umanitario.
    Non dimentichiamo che l’unica soluzione dei governi Letta e Renzi è stata di disattendere Dublino 3 per scaricare surrettiziamente nei paesi europei i migranti senza averli identificati.
    A questo proposito il ministro Alfano ha perfino dichiarato che la presa forzosa delle impronte digitali dei migranti violerebbe i diritti umani!
    Quindi Dublino 3 sottoscritto dall’Italia violerebbe i diritti umani. Però non viene disdettato sotto questo aspetto e non viene neppure applicato.
    Non solo, ma le nostre regole comportamentali non vengono dettate dai trattati sottoscritti per ultimo da Letta, ma vengono dettate da quei clandestini che non vogliono essere identificati.
    Potrei continuare, ma preferisco soffermarmi sul suo giudizio negativo nei confronti di Salvini, che rifiuta questa migrazione incontrollata.
    E mi domando :
    tale giudizio si basa sull’idea che Salvini sia per esempio un minus habens,oppure un razzista autentico e fascista a prescindere o sulla critica al suo presunto vuoto di soluzioni percorribili.
    Come sappiamo certi vuoti potrebbero forse essere riempiti con la collaborazione di più menti e in ogni caso la «costruzione di senso” avviene sempre con un rinvio ricorsivo tra il «dato e il possibile” e non è presente nel solo «dato di fatto» senza una esplorazione del possibile
    Ad ogni buon conto nella prima tra le tre ipotesi mi sembra che Renzi eluda il problema e si possa definire perfino più «minus habens» di Salvini.
    La seconda sarebbe da dimostrare smarcandosi in qualcosa da Salvini, visto che le posizioni espresse nell’articolo potrebbero benissimo essere sottoscritte dal medesimo, salvo naturalmente il giudizio sulla sua persona.
    Nel terzo caso, andrebbero magari indicate delle soluzioni vere, alternative e costruttive.
    Non sono un ammiratore di Salvini, ma credo che in questa situazione sia più utile resettare qualche tabù pregresso e ricominciare avendo chiari e fermi gli obiettivi irrinunciabili , mantenendo la necessaria flessibilità nella scelta dei mezzi.

    1. Sono d’accordo con lei sulle critiche a Renzi, ma come lei stesso ammette la situazione se l’è trovata bella e servita (da Letta). Che poi non stia facendo nulla (elude il problema) è verità sacrosanta.

      Io non detesto Salvini per razzismo o altro, lo detesto perché secondo me è solo “chiacchiere e distintivo”. A parte la questione dei migranti non ha niente altro in mano, né una idea politica né tanto meno soluzioni per problemi ben più grossi della immigrazione. E sui diritti civili siamo su posizioni distanti in maniera abissali. Renzi almeno qualcosa sta facendo su altri versanti. Purtroppo è del PD e questo mi impedisce di votarlo (la mia mano si rifiuta di barrare quella casella), però a destra non vedo alternative valide tanto meno da altre parti. Io sono un vecchio radicale e quindi, non avendo più un partito da votare, mi concedo il lusso di criticare tutti o di apprezzare qualcuno anche se è del PD (anche se sospetto che Renzi sia più democristiano che di sinistra)

  4. Ho paura che quello dell’immigrazione sarà un problema che porterà presto alla fine del governo Renzi o a un cambio di sistema con fratture difficilmente riassorbibili.
    A parte questo vorrei cogliere l’occasione per abbozzare alcune considerazioni generali sul governo delle trasformazioni sociali, che saranno pure teoriche, ma non per questo a mio avviso fuori tema.

    Un problema complesso richiede pensieri complessi, anche per fare chiarezza.
    Non c’è contraddizione tra chiarezza e complessità.
    Certamente c’è difficoltà di raccordo.
    E però la chiarezza aiuta ad affrontare la complessità.
    La chiarezza è data innanzitutto dalla definizione degli obiettivi, a cui nessuno può sfuggire.
    Se qualcuno pensa il contrario lo deve dimostrare.
    Deve cioè dimostrare come si fa a raggiungere un qualunque scopo senza conoscerlo.
    A questo punto quale può essere lo scopo o gli scopi fondamentali di un paese come l’Italia?
    Questo rimanda ad una domanda ancora precedente:
    esiste in questa situazione storica uno scopo o fondamentali scopi «italiani»?
    Esiste cioè un interesse nazionale, che colleghi i mezzi ai fini in qualche modo e sia passibile di un consenso almeno della maggioranza dei cosiddetti italiani?
    Posto che comunque le decisioni di maggioranza non garantiscono nè la Giustizia , nè soluzioni con un vantaggio indistintamente per tutti i cittadini.
    I quali comunque sono tali attraverso una ragionevole convenzione che li distingue per certi aspetti dagli altri esseri umani, che cittadini italiani non sono.
    Sappiamo che per ragiomi di interdipendenza l’attuale «gestione» del tema immigrazione avvantaggia alcuni cittadini (nonchè “cittadini” non italiani ) , coinvolti in modo lucroso, a scapito di altri cittadini italiani e dell’ordine pubblico.
    Così come sappiamo che una diversa gestione può comportare lo svantaggio ( perfino la morte) di gente che non ha la nostra cittadinanza.
    Ma anche in questo caso nessuna gestione può evitare la morte di alcuni, come la cronaca attesta.
    Non siamo quindi in grado di avere la botte piena e la moglie ubriaca in nessun caso.
    Così come non siamo in grado di guidare un processo indolore per tutti, non siamo ovviamente nemmeno in grado di formulare un progetto e un risultato vantaggioso per tutti.
    Come si suol dire: la vita è fatta a scale……
    E’ necessario pertanto effettuare delle scelte parziali e con delle priorità in ogni ipotesi.
    Ciascuna scelta deve però rispettare un vincolo , che non ho inventato io.
    Qualunque ricetta, o algoritmo che dir si voglia, potrà pure intimare «accogli, accogli…. , ma deve anche precisare un ulteriore vincolo sintattico rappresentato dalla parola «finchè».
    Nessun algoritmo del genere può funzionare senza il finchè, perchè gira a vuoto.
    Ecco, Renzi e i suoi accoliti non hanno precisato il finchè.
    Forse perchè non lo sanno neanche loro.
    Eppure sono tenuti a saperlo.
    Ed è anche vero che questo «finchè» non è dato dalla situazione in sè, ma è dato da una situazione da costruire, che nessuno però dichiara.
    Così come è vero che chi governa è obbligato ad una previsione delle conseguenze derivanti dalle sue scelte.
    Questo significa che fino a quando avremo questi scalzapolli di governanti siamo destinati a dipendere dalla «contingenza».
    Cioè dal caso e da arbitrarie decisioni altrui.
    Ce n’è abbastanza per prevedere un cambiamento disordinato di sistema.
    Altro che democrazia e diritti umani…..
    I sistemi sociali, come afferma il sociologo Luhmann, sono autopoietici, si costruiscono da sè, secondo percorsi interni in cui gli individui singolarmente presi hanno poca incidenza.
    Anzi gli individui sarebbero esterni al sistema e vi partecipano secondo codici prefissati, attraverso ruoli generalizzati, che li rappresentano in termini parziali e funzionali al sistema.
    Quando nulla è più garantito, il sistema si adegua o, per meglio dire, salta.
    Almeno da quel punto di vista comune che lega il passato al presente attraverso l’idea della continuità, garantita dalle cosiddette «aspettative normative» iscritte nel diritto e nel senso comune.

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