Iran: la diplomazia “intelligente e razionale” del prossimo Ahmadinejad

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Chi sarà il successore di Mahmoud Ahmadinejad? Non lo sappiamo visto anche che il regime iraniano è facilmente suscettibile e non fatica a eliminare (non solo politicamente) quelli che considera lontani dalla linea politica degli Ayatollah. Tra tutti però c’è un nome che spicca, quello di Mohammad Bagher Ghalibaf, attuale sindaco di Teheran.

Ghalibaf è partito bene, si è subito assicurato l’appoggio del grande Ayatollah Ali Khamenei quando ha criticato la politica “stupida” di Ahmadinejad. Il sindaco di Teheran ha infatti criticato la negazione dell’olocausto ebraico più volte sbandierata da Ahmadinejad e ha anche criticato la gestione del programma nucleare iraniano.

Secondo Mohammad Bagher Ghalibaf l’attuale presidente iraniano avrebbe sbagliato a negare l’olocausto in quanto “i nemici dell’Iran non sono gli ebrei ma i sionisti”. Attenzione, non ha detto che Ahmadinejad ha sbagliato a negare l’olocausto perché è un insulto alla verità o perché l’olocausto ebraico è una realtà comprovata,NO, ha detto che ha sbagliato perché è “politicamente e diplomaticamente sbagliato”.

Più o meno ha fatto lo stesso discorso sul programma nucleare iraniano. Secondo lui “non si doveva minacciare a destra e a manca di voler cancellare Israele dalla faccia della terra” perché così l’Iran ha attirato su di se i controlli mondiali e le sanzioni. Insomma, bastava pensarlo ma era meglio non dirlo.

Insomma, come lo stesso Mohammad Bagher Ghalibaf ha detto in una intervista all’agenzia di stampa Tasmin, Ahmadinejad è stato poco “intelligente e razionale”, ma soprattutto è stato poco furbo. Se Mohammad Bagher Ghalibaf sarà eletto alla presidenza della Repubblica Islamica dell’Iran non negherà più pubblicamente l’olocausto ebraico, lo farà solo in privato e con azioni concrete. Non minaccerà più di cancellare Israele dalla faccia della terra, lo farà e basta, ma senza dirlo o avvisare prima.

Non c’è che dire, in Iran hanno trovato proprio il degno successore di Ahmadinejad.