Era stato designato come successore del grande ayatollah Khomeini, ma dopo aver espresso i suoi dubbi sui metodi di governo in Iran e aver difeso i Diritti Umani e i Diritti delle donne fu relegato nella città santa di Qom, dove è morto ieri all’età 87 anni. Il grande ayatollah Hossein-Ali Montazeri lascia un grande vuoto nella dissidenza iraniana.

Considerato il più acerrimo nemico di Ahmadinejad e della Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei, il grande ayatollah Hossein-Ali Montazeri si era battuto in questi mesi contro la durissima repressione nei confronti della dissidenza e dei manifestanti pacifici. Prima ancora aveva lottato per una riforma liberale del regime iraniano e per l’uguaglianza tra uomo e donna. Aveva più volte proposto l’abolizione delle regole morali che negli ultimi anni hanno portato in carcere migliaia di donne colpevoli solo di aver indossato in maniera “non appropriata” il velo islamico a loro imposto.

Giudicato da più parti come uno dei padri fondatori del movimento verde, nei mesi che precedettero le contestate elezioni che hanno visto il putsch di Ahmadinejad, aveva più volte incitato la creazione di un movimento liberale. Molto più vicino alle posizioni di Karroubi piuttosto che a quelle di Moussavi, aveva organizzato incontri all’estero con l’obbiettivo di raggruppare i gruppi dissidenti fuori dall’Iran (escluso naturalmente il PMOI) sotto una unica bandiera per appoggiare i candidati riformisti. Aveva anche denunciato il piano criminale di Ahmadinejad volto alla conquista e alla trasformazione dell’Iran in uno Stato militare guidato dai Pasdaran.

Non è dato sapere, per il momento, quale sia stata la causa della sua morte, ma un fatto è certo, viene a mancare un grande oppositore di Ahmadinejad e della Guida Suprema, Khamenei oltre a un fervente sostenitore delle riforme in Iran. Dire che il movimento verde ha perso un padre non è quindi un eufemismo.

Secondo Protocollo