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Iran: nuovo rapporto americano sulla bomba iraniana. I dubbi del Mossad

L’Iran potrebbe produrre abbastanza uranio altamente arricchito per costruire una bomba atomica entro due/quattro mesi, ma poi avrebbe bisogno di altri 12 mesi per assemblare un ordigno. Questo in sintesi il contenuto del rapporto diffuso ieri dal Institute for Science and International Security.

Ogni giorno che passa arriva un gruppo di esperti che ritiene di avere con esattezza i tempi di costruzione della bomba iraniana. Gli ultimi in ordine di tempo sono quelli del Institute for Science and International Security che sostanzialmente danno ragione a Obama affermando che “ancora c’è sufficiente tempo per fermare la costruzione di un ordigno atomico iraniano con la diplomazia”. Secondo quest’ultimo rapporto, di cui non si conoscono le fonti ma che sembra essere preso molto in considerazione da Obama e dal suo staff, gli Stati Uniti e i loro alleati (Israele n.d.r.) avrebbero abbastanza tempo per intervenire militarmente anche dopo che l’Iran, per ottenere la bomba, decida di uscire dal “Trattato di non proliferazione nucleare” e avvii la costruzione del’ordigno.

Ora, a nessuno sembra passare per la testa che l’Iran, per confondere le acque, possa rimanere all’interno del Trattato di non proliferazione nucleare e decidere di uscirne solo quando avrà raggiunto il suo obbiettivo. E poi questi cosiddetti esperti non tengono minimamente in conto il rapporto della Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) che parla di “test iraniani su detonatori nucleari e sulla miniaturizzazione” passi essenziali per arrivare alla costruzione di un ordigno nucleare, test che avverrebbero già da diverso tempo all’interno della struttura di Parchin alla quale l’Iran interdice l’accesso agli ispettori dell’AIEA.

Il rapporto del Institute for Science and International Security cita quello che, a detta loro, sarebbe uno dei maggiori esperti del programma nucleare iraniano, David Albright, il quale sostiene che “una volta che l’Iran avrà abbastanza uranio arricchito per costruire un ordigno nucleare avrà bisogno di altri 10/12 mesi per assembrarlo”. Quindi, secondo questo assurdo ragionamento, gli USA e Israele avrebbero tutto quel tempo per intervenire militarmente. Peccato che a nessuno passi per la testa che, una volta raggiunto il quantitativo di uranio necessario per la costruzione di un ordigno, sarà praticamente impossibile individuare dove questo uranio viene stoccato, dove la bomba viene assemblata e dove i detonatori vengono costruiti.

A rispondere a questo ennesimo rapporto “rassicurante” che sembra coniato più per gli elettori americani piuttosto che per dare un quadro preciso della situazione, ci pensano gli esperti del Mossad i quali fanno notare come “permettere all’Iran di arrivare a produrre abbastanza uranio arricchito per costruire una bomba significa di fatto permettergli di avere la bomba” perché poi sarebbe praticamente impossibile individuare e distruggere il sito di assemblaggio che non necessita di grandi dimensioni (come una centrale che ospita le centrifughe)  e potrebbe essere facilmente occultato in una posizione inattaccabile dal cielo. Quindi resterebbe valido il discorso che per fermare l’Iran ci sono al massimo due mesi, cioè il tempo necessario agli iraniani, e su cui tutti concordano, per ottenere il quantitativo di uranio necessario alla bomba.

Anzi, per dirla tutta, gli esperti israeliani giudicano questo rapporto una vera e propria stupidaggine perché, nei fatti, seguendo la logica del Institute for Science and International Security per fermare la costruzione della bomba iraniana dopo il raggiungimento della quantità di uranio necessaria alla bomba servirebbe un intervento di terra che, allo stato attuale, è letteralmente improponibile.

Comunque anche all’interno del Institute for Science and International Security c’è chi dissente con le conclusioni degli “esperti”. Ed è proprio David Albright il quale, pur confermando le sue valutazioni sui tempi di costruzione della bomba, in una intervista alla AFP ammette che “se l’Iran produrrà con successo abbastanza WGU (uranio altamente arricchito) per un’arma nucleare, il processo di militarizzazione conseguente potrebbe non essere rilevabile fino a quando l’Iran non testerà il suo dispositivo nucleare sotterraneo il che significherà l’acquisizione di armi nucleari. Pertanto, la strategia più pratica per impedire all’Iran di ottenere armi nucleari è quella di impedirgli di accumulare l’uranio arricchito necessario alla loro costruzione”.

Noemi Cabitza