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Israele: e se criticassimo la politica di Netanyahu verso l’Iran?

netayahu putin

Il falco Netanyahu… è questo che si dice del Primo Ministro di Israele nei gruppi che si oppongono allo Stato Ebraico o anche solo allo stesso Premier israeliano, che sia un falco. Beh, io non so cosa intendono gli oppositori di Netanyahu con la parola “falco”, so che con l’Iran (ma anche con Hamas) lo avrei voluto vedere più falco e meno colomba.

Ho sempre difeso la politica di Netanyahu, lo avrei fatto comunque per qualsiasi premier israeliano. L’ho difeso persino quando andava a Mosca a chiedere il permesso di fare qualche raid in Siria contro le basi iraniane e di Hezbollah, anche se quelli bravi lo chiamano “coordinamento”. Ma per come si sono messe le cose con l’Iran (a anche con Hamas) temo che qualcosa nella strategia del Premier israeliano non abbia funzionato proprio a puntino.

Facciamo il riassunto della situazione. Attualmente in Siria vi sono diverse migliaia di soldati e miliziani iraniani a soli 80 Km dal confine con Israele (a essere ottimisti). Non sono disarmati, sono ben armati e addestrati perfettamente, hanno missili a medio/lungo raggio con i quali possono colpire praticamente tutto il territorio israeliano. Gli 80 Km di distanza dal confine israeliano è tutto quello che Netanyahu ha ottenuto da Putin (prima erano 50, poi sono diventati 100 e infine si è deciso per gli 80). Lo Zar russo non ha nemmeno preso in considerazione la richiesta israeliana che chiedeva l’uscita dalla Siria di tutte le milizie e le forze armate riconducibili a Teheran.

Poco più in la, in Libano (ma anche in Siria) vi sono poi quei brav’uomini di Hezbollah, alleati fedelissimi degli iraniani, i quali oltre ad avere 150.000 missili (CENTOCINQUANTAMILA) hanno un vero e proprio esercito ben armato e addestrato pronto a combattere fino alla morte contro Israele. Tutti e due, Iran ed Hezbollah, dicono apertamente che il loro obiettivo è la distruzione di Israele.

Bene, qual’era invece l’obiettivo primario di Netanyahu? Prima di tutto impedire che l’Iran consegnasse armi e sistemi d’arma agli Hezbollah passando per la Siria. Poi, ma è arrivata dopo, Netanyahu aveva l’esigenza di impedire a tutti i costi che gli iraniani si posizionassero stabilmente in Siria, a pochi Km dal Golan. Ebbene, ha fallito in tutti e due gli obiettivi. Se non lo riconosciamo non facciamo un buon servizio a difesa di Israele.

E non crediate che siano bastati sette/otto raid aerei in Siria su obiettivi iraniani o di Hezbollah. Con il senno di poi possiamo dire che erano solo palliativi, un contentino dato da Putin a Netanyahu. Ma quando si è trattato di fare veramente sul serio lo Zar russo non ci ha pensato un attimo su da che parte stare: Iran, Iran, fortissimamente Iran.

Ieri poi, a completamento del quadro, è emerso che gli iraniani hanno spostato missili a medio/lungo raggio in Iraq, ufficialmente vendendo quei missili alle milizie sciite irachene, in realtà posizionando in Iraq, di fatto sotto il loro diretto controllo, batterie di missili in grado di colpire Tel Aviv o Riad. Non so se ci si renda conto di quanto sia pericolosa questa ultima notizia, non solo perché di fatto apre un terzo fronte di minaccia per Israele (con Hamas sarebbero quattro, ma ne parleremo in un’altra occasione), ma soprattutto perché certifica il controllo iraniano sull’Iraq.

Ora, capite che con questa situazione c’è ben poco da fare la colomba e continuare con la politica della prudenza come ha fatto Netanyahu fino ad oggi, soprattutto perché contava sull’aiuto di Putin (mai lasciare l’alleato americano, a prescindere da chi siede alla Casa Bianca), aiuto che chiaramente non è arrivato, non perché Putin sia un bugiardo, ma perché l’Iran è l’alleato regionale più importante per la Russia mentre lo Zar russo non ha alcun interesse ad aiutare Israele, ne economico, né politico, né strategico-militare.

Può un vecchio sionista buon amico di Israele criticare Netanyahu per questo risultato? Senza malignità né tanto meno secondi fini politici, ma con la schiettezza che ci si aspetta da un amico.

Non lo dico con leggerezza e sono consapevole del prezzo che Israele dovrebbe pagare, ma io credo che ormai la situazione sia così grave da necessitare un cambio radicale di strategia, credo che sia arrivato il momento per Netanyahu di fare veramente il falco. A livello militare Israele non è secondo a nessuno, aspettare inerti che l’accerchiamento sia completato è davvero un suicidio.