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Israele-Libano: cresce la tensione per il controllo dei giacimenti di gas in mare

Come se le tensioni tra Libano e Israele non fossero già a livelli altissimi, a peggiorare la situazione ci si mette la disputa sui confini in mare. Non una disputa qualsiasi perché in gioco c’è il controllo degli immensi giacimenti di gas scoperti a gennaio al largo delle coste israeliane e cipriote.  

In particolare a essere conteso è il cosiddetto “giacimento Leviathan”, un maxi serbatoio stracolmo di gas che si trova a 130 Km al largo di Haifa, in acque di competenza cipriota e israeliana. Ieri il Gabinetto dei Ministri israeliano ha ratificato l’accordo stipulato a gennaio con Cipro nel quale venivano delimitati con chiarezza i confini marittimi e veniva concesso a Israele il controllo di 1.250 kilometri quadrati di mare al confine tra Israele e Cipro.

Immediata la rabbiosa reazione del Governo libanese attualmente in mano al gruppo terrorista di Hezbollah che, tanto per cambiare, contesta la decisione – perfettamente in linea con il Diritto Internazionale – presa da Israele in accordo con Cipro. Secondo il Governo di Beirut (Hezbollah) il tratto di mare dove si trova il giacimento Leviathan sarebbe invece di proprietà libanese, pretesa del tutto al di fuori di ogni logica e dal Diritto Internazionale ma che scatena comunque un momento di altissima tensione tra Israele ed Hezbollah. Ieri sera il Ministro libanese per l’energia, Gebran Bassil, ha fatto sapere che il Libano non riconoscerà mai i confini stabiliti dall’accordo israelo-cipriota e che è disposto a tutto pur di non permettere a Israele di sfruttare quell’immenso giacimento di gas naturale che garantirebbe allo Stato Ebraico la piena autosufficienza energetica per i prossimi 60/70 anni.

La linea di confine marittimo decisa dall’accordo tra Cipro e Israele si basa su un precedente accordo di delimitazione dei confini marittimi firmato nel 2007 tra Libano e Cipro, accordo che ora, dopo la scoperta dei giacimenti di gas, Beirut vorrebbe disconoscere spostando il confine stesso di molti Km a sud di quello deciso e accettato nel 2007. Un atto di vera e propria prepotenza che non trova nessun appiglio nel Diritto Internazionale.

Il Ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, in reazione alla presa di posizione libanese ha detto questa mattina che «Israele non cederà di un millimetro sulle sue legittime rivendicazioni e che l’accordo raggiunto tra Israele e Cipro sarà implementato a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo».

A Gerusalemme, conoscendo purtroppo molto bene la prepotenza di Hezbollah, non sottovalutano le minacce libanesi e ci si prepara ad un ulteriore innalzamento della tensione lungo i confini con il Libano. Per questo il Governo israeliano ha ordinato un rafforzamento delle difese intorno agli impianti di estrazione in mare e ha avvisato che «un attacco alle piattaforme di estrazione sarebbe considerato alla stregua di un attacco al territorio israeliano». Attualmente sono cinque i giacimenti scoperti in acque territoriali israeliane di cui ci si appresta a sfruttarne le risorse: Mary-B (15/18 miliardi di metri cubi di gas), Tamar (250 miliardi di metri cubi di gas), Dalit (15 miliardi di metri cubi di gas), Gaza offshore (marine 1 e 2 licenza di sfruttamento concessa alla British gas) e il più grosso Leviathan (450 miliardi di metri cubi di gas).

Preoccupati della situazione gli Stati Uniti che stanno cercando di mediare tra Gerusalemme e Beirut anche se i limiti di manovra sono davvero ristretti per il rifiuto totale di Hezbollah a qualsiasi trattativa. Il gruppo terrorista libanese ha minacciato infatti ritorsioni militari se non verranno accolte le illegittime pretese libanesi.

Sharon Levi