Italiani all’estero: quando la politica deve avere il necessario coraggio

Diplomazia, realpolitik, politica degli interessi, interessi nazionali ecc. ecc. tutti termini che troppo volte ricorrono quando si parla di politica italiana. Difficilmente o mai vedremo questi termini sovrastati da frasi del tipo “politica del Diritto” oppure da “Diritti sopra gli interessi nazionali”.

L’ultimo eclatante episodio lo abbiamo visto oggi quando il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha “ripreso” il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, perché il grande esperto di situazioni di crisi (indiscutibilmente uno dei maggiori al mondo) si era permesso di criticare la macchina degli aiuti ad Haiti, una critica più che giusta e che individuava le pecche dei responsabili del coordinamento umanitario ma, purtroppo per Bertolaso e per gli haitiani, poco corretta politicamente. In questo caso il Ministro Frattini ha solo dimostrato, per l’ennesima volta, di non avere quel coraggio necessario ad affrontare questioni importanti dove il Diritto deve essere posto al di sopra degli interessi o della politica “diplomaticamente corretta”.

Noi, come organizzazione, lo vediamo decine di volte nei casi di italiani in difficoltà all’estero ai quali vengono negati i più elementari Diritti. La politica, gli accordi economici, quella che insomma viene definita realpolitik, viene sempre anteposta ai Diritti violati. Poco importa se un cittadino italiano viene incarcerato dopo essere stato costretto a firmare una confessione in hindi o in thai, poco importa se una persona viene letteralmente sequestrata per due anni senza alcuna possibilità di rientrare in Italia per accuse ampiamente decadute, poco importa se una persona scagionata (senza dubbi di sorta) da infamanti accuse è costretta dopo tre anni a subire i ricatti della polizia e della magistratura indiana. L’importante è mantenere un basso profilo per non indispettire gli altri, che si tratti di un governatore di una sperduta provincia indiana o un emiro arabo, poco importa.

E allora ci ritroviamo a fare i salti mortali, addirittura a rivolgerci ad altri Stati per risolvere questioni di vita o di morte, perché il nostro Stato, l’Italia, non si degna di fare niente, non ha il coraggio di fare nemmeno una mossa o una tiepida protesta, quel coraggio che, invece, altre nazioni hanno e mettono in campo in qualsiasi occasione (si veda, solo per fare un esempio, la vicenda di Amanda Knox condannata per omicidio a Perugia).

Beh, mi si lasci dire che questo non è assolutamente un atteggiamento da “grande nazione”, non è con i riscatti per la liberazione di qualche cittadino italiano pagati sottobanco (e quindi politicamente corretti) ai terroristi o a qualche pirata somalo, che si dimostra di essere una grande nazione che cura i Diritti dei suoi concittadini. I Diritti sono altra cosa. Intendiamoci, ho menzionato il Ministro Frattini solo perché è l’attuale titolare della Farnesina, ma era la stessa cosa anche prima.

Ci vuole coraggio, poco, ma ci vuole, per fare certe scelte. Qualche volta per difendere i Diritti di un nostro connazionale occorre anche alzare la testa e smetterla di prostrarsi per il timore di perdere qualche commessa, qualche affare o di offendere qualche dignitario straniero. Occorre far vedere che l’Italia è una grande nazione nei fatti, non solo nelle parole. Occorre difendere il Diritto anche a discapito della politica, altrimenti rimarremo sempre una piccola nazione nei fatti e una grande nazione nelle parole. Ce l’abbiamo una classe politica in grado di fare questo?

Articolo scritto da Franco Londei