Ius Soli: il mantra del razzismo per imporlo senza regole

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Sullo Ius Soli dobbiamo essere chiari: non accetteremo nessun tipo di legge impositiva non regolamentata da regole certe che permetta l’arrivo in massa di donne gravide a caccia di una facile cittadinanza. E non accetteremo che questa nostra richiesta venga tacciata di razzismo dalla folta pattuglia di buonisti radical chic.

Su questo condurremo una battaglia senza quartiere partendo dal presupposto che prima vengono i Diritti degli italiani, specie in un momento come questo in cui siano noi i primi ad aver bisogno di atti caritatevoli.

Ieri il Ministro della integrazione, Cecile Kyenge, intervenendo a Mezzora ha ribadito che intende proporre una legge sullo Ius Soli e addirittura abolire il reato di clandestinità. Secondo le sue stime sarebbero circa un milione i bambini nati in Italia che dovrebbero beneficiare di questa legge e ottenere la cittadinanza italiana. Ma il Ministro non spiega né se intende includere tutti i bambini o solo quelli con genitori residenti regolarmente in Italia da almeno 5/7 anni e neppure se tale possibilità sia estesa ai genitori. Noi crediamo che il Ministro voglia dare la cittadinanza a tutti e che miri ad includere anche i genitori aprendo così la strada ad una immigrazione sregolata. Se ciò fosse vero sarebbe una cosa del tutto inaccettabile.

Il Ministro ha detto anche che il suo compito è “dare a chi ha scelto questo paese la possibilità di fare fino in fondo il suo percorso migratorio”. Che noi si sappia il compito di un Ministro della Repubblica è invece quello di difendere e tutelare i cittadini italiani e gli interessi nazionali e tra questi c’è anche quello di regolamentare l’immigrazione non quello di aprire le porte a tutti.

E’ indubbio che la legge Bossi-Fini possa e debba essere migliorata, ma da qui a cancellarla ce ne corre. Il reato di immigrazione clandestina, checché se ne dica, è un reato presente nella legislazione di molti Stati democratici e non ha niente di discriminatorio, è solo un modo di far applicare regole sacrosante. Se poi vogliamo rendere più umani i CIO e sveltire le pratiche, su questo si può e si deve discutere.

Il brutto di tutta questa faccenda è che chi si oppone all’apertura sregolata delle nostre frontiere o allo Ius Soli senza regole viene immediatamente tacciato di razzismo, come se chiedere l’applicazione delle più elementari regole migratorie sia una forma di razzismo. Ora è diventato impossibile anche criticare il Ministro  Cecile Kyenge perché siccome è nera (non di colore, lo ha detto lei) qualsiasi critica le venga mossa passa automaticamente come una critica razzista.

A questo gioco noi non ci stiamo. Non ci stiamo a essere giudicati razzisti perché pensiamo che prima di tutti vengano gli italiani o perché pensiamo che adesso le priorità siano altre rispetto all’accoglienza che, per inciso, non ci possiamo permettere. Non ci stiamo a passare da razzisti se critichiamo Cecile Kyenge per certe sue affermazioni fuori da ogni luogo e contesto. Non ci faremo scippare il nostro Diritto di critica da qualche buonista estremista che vede razzisti ovunque. Quello del razzismo è un mantra che qui non funziona.

Aspetteremo di vedere le proposte del Ministro Cecile Kyenge, ma se tanto ci da tanto vedrete che le sue saranno proposte di apertura a tutti (o quasi), in un momento storico in cui invece certe regole (come la espulsione di chi commette un reato) andrebbero irrigidite.

Carlotta Visentin

Franco Londei
Politicamente non schierato. Voto chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia