Migliaia di persone sono scese ieri in piazza a Beirut per dimostrare contro “il Governo settario e confessionale” che Hezbollah vorrebbe imporre al Paese. I manifestanti hanno mostrato decine di cartelli contro il gruppo terrorista sciita che ormai da anni tiene in scacco il Paese.

Gli organizzatori hanno diffuso un volantino ai partecipanti nel quale si chiedeva “un governo laico e liberale” e dove si affermava che “un regime confessionale è peggio di una dittatura”. Molti dei cartelli mostrati durante la manifestazione avevano scritti slogan contro Hezbollah e i manifestanti urlavano slogan contro l’Iran e dicevano di non voler essere “una provincia iraniana”.

Su Facebook una pagina dove si sono iscritti migliaia di giovani libanesi rilanciava le immagini e le foto della manifestazione. Uno dei ragazzi che ha organizzato la manifestazione, Rahshan Saglam, ha affermato che la loro era una “battaglia per la libertà e contro i poteri confessionali che nell’ultima guerra civile – finita nel 90 – hanno fatto oltre 150.000 morti”. “I giovani libanesi non vogliono un’altra guerra civile ma vogliono libertà e Diritti Umani”.

La manifestazione si è svolta pacificamente anche se attorno ad essa erano dispiegati centinaia di agenti di  polizia. Fortunatamente anche i sostenitori di Hezbollah si sono tenuti lontani dai manifestanti, non si sa se per la presenza massiccia della polizia o perché disinteressati.

Il Libano è l’ultimo dei paesi arabi a scendere in piazza per la libertà. Da diversi mesi Hezbollah ha fatto cadere il governo  e si sta aspettando con timore i risultati dell’indagine sull’omicidio di Rafik Hariri condotta dal Tribunale Internazionale dell’Onu per il Libano, il quale sembra che abbia individuato proprio in Hezbollah i mandanti dell’attentato. Il timore è che se così dovesse essere il gruppo terrorista sciita finanziato e armato da Iran e Siria, prenda il potere con la forza. Per questo, secondo gli organizzatori della manifestazione (la seconda di questo tipo ma della prima nessuno ha parlato in occidente) hanno deciso di replicare anche la prossima settimana senza però specificare quando lo faranno.

Un fatto è certo, i giovani libanesi sono molto preoccupati della situazione che si sta venendo a creare in Libano e non vogliono finire come i loro coetanei iraniani.

Secondo Protocollo

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