Editoriali rr Medio Oriente

Medio Oriente: Iran, Russia e Turchia, il nuovo asse con il quale fare i conti

Set 8, 2018

Medio Oriente: Iran, Russia e Turchia, il nuovo asse con il quale fare i conti

Iran, Russia e Turchia si ritrovano a Teheran per discutere della imminente offensiva nella provincia siriana di Idlib e soprattutto dei futuri assetti della Siria. Il fatto che per l’ennesima volta in una riunione che decide il futuro della Siria non ci sia Assad, cioè il Presidente siriano ancora in carica, la dice lunga sull’importanza che viene data a quest’uomo, pari a quella di un pupazzo.

La riunione del nuovo asse del male è stata anche l’occasione per Putin e per Erdogan di incontrare faccia a faccia il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei. In particolare è stata l’occasione per ribadire la vicinanza degli sciiti iraniani alla Fratellanza Musulmana sunnita rappresentata da Erdogan che si è auto-elevato a capo della potentissima setta islamica radicale.

In particolare l’incontro tra il dittatore turco, Recep Tayyip Erdogan, è la guida suprema iraniana, Ali Khamenei, ben sintetizzato da un Twitt di quest’ultimo, è servito a ribadire che c’è una importante convergenza tra il mondo islamico sciita rappresentato dall’Iran e quello sunnita rappresentato dalla Fratellanza Musulmana a guida turca.

I nemici dei due schieramenti, per stessa ammissione di Khamenei, sono gli stessi, cioè gli Stati Uniti e Israele, quelli che il leader supremo iraniano chiama «poteri arroganti». Il fatto che la Turchia sia membro della NATO è un dettaglio, la convergenza su questi punti c’è ed è reale. E anche i disaccordi tra i due su quello che avverrà nella provincia di Idlib vengono superati da questa “convergenza di ideali”. La priorità per gli iraniani è quella di stabilirsi stabilmente in Siria per poter minacciare direttamente Israele, quella dei turchi e di annientare la resistenza dei curdi siriani. Tutto il resto, compreso il futuro del pupazzo Assad, è secondario.

E Putin? Cosa fa lo zar russo? Beh, lui fa quello che gli riesce meglio fare, approfitta della situazione. Sa di essere il più potente tra i tre, sa che per la Russia è indispensabile mantenere le basi militari sul Mediterraneo che la Siria le garantisce, sa che la conquista della provincia di Idlib è fondamentale per mettere la parola fine alla “guerra civile” siriana, requisito indispensabile per passare alla fase successiva, quella cioè di trasformare la Siria in una piattaforma strategica dalla quale poter dettare il bello e il cattivo tempo in Medio Oriente.

Ormai è palese che Putin ha accettato di dividere la Siria con i due alleati. La Turchia ha detto che rimarrà nel Kurdistan siriano molto a lungo, mentre l’Iran va avanti con il suo piano di costruire basi militari e fabbriche di armi in Siria, il tutto benedetto dallo zar russo in barba agli appelli israeliani.

Al limite la domanda da porsi è: cosa farà Putin quando immancabilmente Israele cercherà di impedire seriamente il posizionamento iraniano in Siria e quando gli Stati Uniti aumenteranno il loro sostegno militare ai curdi siriani (sperando che lo facciano). Difenderà i due alleati o farà finta di niente pensando solo agli affari suoi? Non ne possiamo avere certezza, ma è altamente probabile che nella riunione di ieri si sia parlato anche di questo, cioè del “dopo Idlib”.

Ormai l’asse del male formato da Iran, Russia e Turchia è una realtà con la quale prima o poi tutti dovranno fare i conti, a meno di non permettere a questi tre regimi di dettare le regole in Medio Oriente.