Minacce libiche: il dovere di stare con la Svizzera

26 Febbraio 2010

Ci spiace doverlo ammettere ma nel caso della controversia tra Libia e Svizzera non siamo per niente d’accordo con la linea adottata dal Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini. Ci sembra onestamente che il nostro Ministro faccia una sorta di genuflessione di fronte ai capricci del dittatore libico. Non è un comportamento da Paese civile.

gheddafiTanto più che proprio ieri la cosa ha assunto dei toni che, se non fossero così terribilmente seri e pericolosi, sarebbero grotteschi. Il Colonnello Gheddafi, parlando ieri a Bengasi in qualità di “ capo del Commando popolare islamico internazionale” (che è tutto un programma), ha detto che “è contro la Svizzera miscredente e apostata che distrugge le case di Allah che la jihad deve essere proclamata con ogni mezzo”. Quando un leader musulmano proclama la “jihad con ogni mezzo” il riferimento al terrorismo è più che palese. Tanto è vero che subito dopo il dittatore libico è stato ancora più preciso affermando che “la jihad contro la Svizzera, contro il sionismo, contro l’aggressione estera, non è terrorismo” invitando quindi tutti i “buoni musulmani” a condurre la guerra santa contro la Svizzera. Scusate, ma se non è una minaccia terroristica questa allora di che cosa si tratta?

A questo punto, e ci riferiamo al Ministro Frattini, occorre mettere da parte le genuflessioni e reagire in maniera immediata e decisa prendendo da subito le difese della Svizzera. L’Italia deve farsi portavoce in Europa di una durissima condanna delle parole pronunciate da Gheddafi avvisando con estrema chiarezza che di qualsiasi episodio di terrorismo dovesse essere vittima la Svizzera sarà la Libia ad esserne considerata responsabile.

Non facciamo finta di niente ancora una volta a causa degli affari che legano l’Italia alla Libia. In questo caso Gheddafi ha superato il segno e ha, chiaramente e senza possibilità di interpretazione, lanciato una minaccia seria e credibile contro la Svizzera. Non lo possiamo permettere, l’Europa non può permetterlo.

La Libia, se mai ha smesso di esserlo, sta chiaramente tornando ai vertici del movimento terrorista islamico internazionale, forte di una posizione che le viene garantita dal petrolio e dal gas. Tuttavia l’Italia non lo deve permettere a costo di rinunciare ai corposi trattati con il dittatore libico. Per troppo tempo il nostro Paese è stato connivente con il dittatore libico, uno dei più grandi violatori dei Diritti Umani al mondo. E’ ora di finirla e di condannare senza mezze parole la gravissima minaccia lanciata dalla Libia alla Svizzera. L’Italia abbia, almeno per una volta, quel briciolo di dignità consono ad un grande paese.

Noemi Cabitza

Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

2 Comments

  1. Noemi, articolo che condivido in pieno. Il colonello Gheddafi è stato uno dai grandi sponsor del terrorismo internazionale degli anni ’80; sono diversi gli attentati in Europa che portano la sua firma. Hai fatto bene ha segnare in neretto le sue dichiarazioni a dir poco irrazionali. E’ sempre il solito copione: presentarsi come il diifensore della religione islamica quando si tratta, invece, di utilizzarla strumentalmente per fini di potere e di ricatto. Si, occorre che l’UE ma anche l’intera comunità internazionale condannino e respingano senza nessuna titubanza le parole di Gheddafi. Occorre essere chiari per fargli capire che il terrorismo non gode, nè godrebbe di impunità.

  2. concordo anche io in pieno sia con l’articolo che con quanto detto da Salvo. La minaccia libica, fatta da un capo di stato ad un altro stato non può e non deve essere sottovalutata, soprattutto visti i precedenti del colonnello

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