Quello a cui stiamo assistendo in queste ore in Israele non è una intifada, che in arabo significa rivolta ma che nel corso degli anni ha assunto una specie di aurea “rivoluzionaria”, quasi romanzata, questa è il Jihad di tutto il mondo islamico contro una decisione che per quanto opinabile e certamente intempestiva, ristabilisce una questione di Diritto, quella di Gerusalemme capitale dello Stato di Israele.

I musulmani non avevano certo bisogno anche di questa scusa per scatenare la violenza, ma Gerusalemme è sempre stata storicamente la causa di guerre sanguinose e anche in questo caso sembra non sottrarsi a questo infausto ruolo. Non dovrebbe essere così nel 21esimo secolo, ma l’Islam è rimasto alle crociate e alle guerre di religione e quale scusa migliore di quella offerta da una decisione come quella presa dal Presidente Trump per scatenare il Jihad, la guerra santa evocata da più parti a difesa di Gerusalemme?

Per assurdo oltre ai musulmani i più grandi fautori della guerra santa per Gerusalemme sono gli estremisti cattolici, quelli che stanno con Israele non per difendere il suo sacrosanto Diritto ad esistere ma perché vedono nello Stato Ebraico un baluardo contro l’espansione islamica. E’ come se anche gli estremisti cattolici siano rimasti ai tempi delle crociate. Jihad vuol dire guerra santa e in qualsiasi lingua la si voglia declinare il risultato è lo stesso.

La decisione con la quale gli israeliani difendono la presa di posizione di Trump era scontata, per loro Gerusalemme è la capitale millenaria e hanno tutto il Diritto di rivendicarla ad alta voce. Molto meno scontata appare la condivisione da parte israeliana del momento. Ufficialmente tutti plaudono alla decisione di Trump, tutti sono contenti del fatto che finalmente una grande potenza mondiale riconosca Gerusalemme come capitale di Israele, anche se lo aveva già fatto la Russia solo per Gerusalemme ovest però e anche se il Presidente Trump si è ben guardato nel suo discorso di spiegare con precisione se intendeva TUTTA Gerusalemme e non solo una parte, gli israeliani pur apprezzando la decisione temono che quello che ne seguirà potrà complicare parecchio il quadro generale del Medio Oriente già complicato dalle tante guerre intestine all’Islam. Trump potrebbe essere riuscito in una impresa che nel corso dei secoli non era riuscita a nessuno, quella di unire tutto il mondo islamico sotto la bandiera del Jihad.

Si dirà che tanto i musulmani non avevano bisogno di una scusa per fare il Jihad. Forse è vero, forse se non era per Gerusalemme sarebbe stato per Damasco o per qualcos’altro, ma per Israele passare da due fronti (quello nord e quello sud) a un unico grande fronte contro tutto l’islam cambia parecchio la prospettiva. E a differenza di quanto vogliono far credere gli indefessi sostenitori della guerra santa, del Jihad contro l’Islam, non è certo che Netanyahu e compagnia siano così contenti della decisione di Trump.

E ora? Ora Israele dovrà combattere, tirato per i capelli, ma dovrà farlo, proprio quando all’orizzonte si intravvedeva un barlume di luce nei rapporti con il mondo arabo spaventato dalla minaccia iraniana. E Israele combatterà, con grande soddisfazione degli estremisti di ogni religione che bramavano la guerra santa. Ma non mi si venga a dire che questa è la soluzione migliore perché non lo è.

1 Comment

  1. Raffaele Crisci.

    Da fin quando {EGOTRUMP]= Donald Trump; mise “il naso” nella corsa politica; ho sempre detto che con lui alla Presidency; c’e’ la possibilita di un’altra guerra nel giro di 3 anni; mi pare che si sta avvicinando.