Tra poche settimane l’assemblea delle Nazioni Unite sarà probabilmente chiamata a riconoscere il nuovo Stato di Palestina, anche se le formule per questo riconoscimento sono tante e tutte al vaglio (stato non membro, stato membro ecc. ecc.). In ogni caso, qualsiasi formula verrà adottata, i palestinesi sicuramente canteranno vittoria e con loro i milioni di sostenitori che annoverano in tutto il mondo.

Ma cosa cambierà effettivamente? Sul lato economico praticamente niente. La Palestina continuerà a dipendere esclusivamente dagli aiuti internazionali e dalle rimesse fiscali israeliane dato che non sono in grado di implementare un proprio welfare o, se volete, un proprio piano di sviluppo. Questo per svariati motivi che vanno dalla corruzione insita all’interno della ANP fino alla incapacità vera e propria dei palestinesi di crescere solo con le proprie forze.

Sul lato politico invece porterà una serie di sconvolgimenti che non mancheranno di peggiorare la situazione in Medio Oriente. Innanzi tutto non è ben chiara la posizione della ANP su Israele, anzi, stando alle ultime dichiarazioni di Abu Mazen è chiarissima, non riconosceranno Israele come Stato ebraico, solo che il leader palestinese cambia idea come una banderuola al vento e magari se gli promettono un po’ di soldini qualche apertura la potrebbe pure fare. Resta il fatto che al momento il nuovo Stato palestinese non riconosce Israele, alla faccia di coloro che perorano la causa dei due stati vicini e in pace. E poi c’è quell’accordo di riconciliazione con Hamas che è tutto un programma visto come la pensano i barbuti che tengono in ostaggio la Striscia di Gaza sul fatto di riconoscere Israele. Per loro Israele non esiste e quindi va eliminata. E allora come la mettiamo con il programma di cooperazione per la sicurezza firmato da Israele e Fatah? L’accordo con Hamas ha portato fuori dalle patrie galere palestinesi centinaia di terroristi affiliati ad Hamas, una cosa questa che non va molto d’accordo con quel programma di sicurezza.

E poi ci sono i termini che fissa il Diritto internazionale per avere la qualifica di “Stato” che sono fondamentalmente quattro: (1) popolazione permanente; (2) confini ben definiti; (3) governo effettivo ed efficace del Paese; (4) capacità di mantenere relazioni pacifiche con gli altri Stati confinanti. Di queste quattro “condizioni” la nuova Palestina ne rispetta a malapena una, la prima. Viste le dichiarazioni di Abu Mazen sul riconoscimento dello Stato Ebraico di Israele e l’accordo con Hamas, come la mettiamo con la clausola forse più importante in questo caso che pretende la capacità di mantenere relazioni pacifiche con gli Stati confinanti?

Ora, fatto salvo il Diritto dei palestinesi di avere un proprio Stato, è evidente che il raggiungimento di tale nobile scopo non può passare da una soluzione d’autorità che si faccia beffe del Diritto Internazionale. Le conseguenze potrebbero essere davvero nefaste per la pace in Medio Oriente dove si potrebbe assistere a scontri generalizzati tra coloni, palestinesi ed esercito israeliano. Il discorso sarebbe invece diverso se il raggiungimento di tale scopo arrivasse a seguito di un accordo di pace chiaro, globale e praticabile.

Solo che l’impressione generale è che ai palestinesi non interessi affatto raggiungere un accordo di pace praticabile ma che piuttosto gli interessi il raggiungimento di uno Stato Unico, teoria seccamente smentita da più parti ma che, visto il comportamento palestinese, è l’unica che effettivamente appare come target realistico della ANP.

Quindi, non è certo il fittizio riconoscimento dello Stato palestinese la soluzione di tutti i problemi, anzi, quasi certamente non farà che portare danni e aumentare la conflittualità. I terroristi si sentiranno “autorizzati dall’Onu” a commettere atti ostili contro Israele. I nemici di Gerusalemme si sentiranno “autorizzati dall’Onu” a dare sostegno ai terroristi e così via. A rimetterci saranno solo i palestinesi onesti e gli israeliani mentre il terrorismo islamico troverà grande giovamento da questo ridicolo “riconoscimento”.

Ho la certezza che in questo momento le Nazioni Unite siano solo una marionetta nelle mani dei nemici della democrazia e dei fomentatori d’odio. Quello che sta per fare l’Onu è la più grossa cavolata che la storia ricordi. Nessun vantaggio e un sacco di guai per israeliani e palestinesi, un assist clamoroso al terrorismo.

Sharon Levi

2 Comments

  1. assolutamente condivisibile. Ho l’impressione che l’Onu stia facendo tutto questo solo per accontentare i paesi arabi e le lobby filo-palestinesi (a partire da quella europea guidata dalla baronessa Ashton)