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Perché Obama non vuole Netanyahu al Congresso. Le sciocchezze della stampa americana

Gen 30, 2015

Perché Obama non vuole Netanyahu al Congresso. Le sciocchezze della stampa americana

In merito al discorso che Netanyahu dovrebbe tenere di fronte al Congresso americano per parlare della minaccia iraniana, Robert Kagan sul Washington Post elenca cinque motivi per cui il Premier Israeliano non dovrebbe parlare alla sessione congiunta del Congresso americano, un fatto questo eccezionale e che ha fortemente indisposto il Presidente Obama.

Io non sono per niente d’accordo con Kagan e spiego perché partendo proprio dalla sua ultima considerazione, quella che cita Winston Churchill. Robert Kagan spiega che Churchill non andò mai a parlare al Congresso americano nonostante la Gran Bretagna stesse affrontando una minaccia esistenziale esattamente come Netanyahu e Israele. Il paragone è a dir poco inappropriato. Winston Churchill doveva si affrontare il pericolo di una invasione tedesca ma non quello dello sterminio della popolazione inglese. Netanyahu, al contrario, non deve affrontare il rischio di una invasione ma quello dello sterminio della popolazione di Israele. I tedeschi volevano conquistare la Gran Bretagna, l’Iran vuole la distruzione di Israele e lo sterminio del suo popolo. Se permettete sono due cose completamente diverse.

Rober Kagan afferma anche che c’è il rischio che ascoltando Netanyahu il Congresso americano dia l’impressione di essere “troppo deferente verso Israele”. Anche questa è una sciocchezza enorme. Ascoltare il grido di aiuto di uno dei maggiori alleati, il maggiore e più importante in Medio Oriente, non è affatto deferenza, al contrario, è una azione di estremo buon senso, quello stesso buon senso che Obama ha dimostrato in più occasioni di non avere.

La terza sciocchezza detta da Kagan è quella secondo la quale il discorso di Netanyahu al Congresso non sarebbe un bene per il dibattito interno agli Stati Uniti sulla questione del nucleare iraniano. Peccato che all’interno degli Stati Uniti il dibattito sulla questione iraniana sia praticamente inesistente. La gente non sa cosa sta facendo l’Iran né sa quali siano le intenzioni degli Ayatollah. Il motivo è semplice, la stampa vicina a Obama ha praticamente oscurato tutta la vicenda e non bastano pochi giornaletti di destra a evidenziarla. Andare invece a parlare della questione davanti al Congresso riunito in sessione plenaria è tutt’altra cosa. Questo Netanyahu lo sa benissimo e giustamente vuole portare la questione iraniana all’attenzione del pubblico americano.

La quarta sciocchezza è quella che il discorso di Netanyahu potrebbe danneggiare l’immagine di Israele negli Stati Uniti. Ora, Robert Kagan dovrebbe spiegare come un grido di aiuto da parte di Israele possa danneggiare la sua immagine tra gli americani. Temo invece che sarà il contrario, cioè che possa danneggiare l’immagine di Obama e non quella di Israele. Un Presidente debole, vigliacco e che non mantiene la parola data (aveva detto che non avrebbe mai permesso all’Iran di costruire armi atomiche) non sarà certo ben visto da quegli americani che apriranno gli occhi.

Sorvolo sul fatto che secondo Robert Kagan il discorso di Netanyahu sia inopportuno, è tutt’altro che inopportuno, anzi, arrivati a questo punto con l’Iran a un passo dalla bomba atomica oltre a essere opportuno è indispensabile.

Mi sembra tanto che la macchina di propaganda del Presidente Obama stia dando il meglio di se stessa se anche un politologo come Robert Kagan, per di più dalle pagine del Washington Post (mica dal New York Times), si mette a sparare cialtronerie e a elencare i motivi per cui Netanyahu non dovrebbe spiegare agli americani cosa stia facendo il loro Presidente.

Politicamente non schierato. Voto chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia
One Comment
  1. Milano
    Le scelte di politica estera di Obama e le analisi degli scrivani al suo servizio come questo Kagan si spiegano benissimo se si vuole capire che per l'attuale inquilino della Casa Bianca Israele non é più un alleato strategico. Non solo, ma per costui Israele è solo un inciampo di cui liberarsi al più presto senza dare troppo nell'occhio, cioé senza cambiare ufficialmente politica. Tuttavia per ironia della sorte i progetti di Obama finiscono sempre per rivelarsi maldestri. Il presupposto della politica di Obama è costituito infatti dall'idea che gli USA hanno ormai acquisito una indipendenza energetica dal petrolio arabo grazie all'estrazione di petrolio in USA mediante la tecnica del fracking, il che lo libererebbe dalle ambasce del medio oriente. Ma Obama non aveva previsto la possibilità che il prezzo del petrolio si dimezzasse per decisione saudita e che la tecnica del fracking divenisse antieconomica. Adesso tutti gli investimenti in tale modalità di estrazione sono a rischio e, visto che questi investimenti sono stati finanziati con capitale di debito e con un leva finanziaria altissima, si profila il rischio di una bella bolla con fallimenti o grosse perdite a catena sia per i finanziati che per i finanziatori,se non si trovano delle soluzioni. Mai come oggi vale la pena di prestare attenzione al prezzo del petrolio (all'incirca 50 dollari al barile) che sta mandando in sofferenza le speranze degli USA, l'Iran , la Russia e sull'orlo del fallimento il Venezuela, se non ci sarà un rialzo a breve , che però sembra molto improbabile. Il colpo di coda dell'inascoltata Arabia Saudita sembra fare più danni del previsto. Non certo ad Israele : meno profitti petroliferi per l'Iran e gli arabi equivale infatti a meno soldi per i suoi nemici più vicini, Hamas e dintorni. Certo, in una prospettiva strategica Israele rimane sotto minaccia: l'atomica iraniana incombe comunque.

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