Franco Londei

Politicamente non schierato. Sostengo chi mi convince di più e questo mi permette di essere critico con chiunque senza alcun condizionamento ideologico. Sionista, amo Israele almeno quanto amo l'Italia

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1 Comment

  • Le scelte di politica estera di Obama e le analisi degli scrivani al suo servizio come questo Kagan si spiegano benissimo se si vuole capire che per l’attuale inquilino della Casa Bianca Israele non é più un alleato strategico.
    Non solo, ma per costui Israele è solo un inciampo di cui liberarsi al più presto senza dare troppo nell’occhio, cioé senza cambiare ufficialmente politica.
    Tuttavia per ironia della sorte i progetti di Obama finiscono sempre per rivelarsi maldestri.
    Il presupposto della politica di Obama è costituito infatti dall’idea che gli USA hanno ormai acquisito una indipendenza energetica dal petrolio arabo grazie all’estrazione di petrolio in USA mediante la tecnica del fracking, il che lo libererebbe dalle ambasce del medio oriente.
    Ma Obama non aveva previsto la possibilità che il prezzo del petrolio si dimezzasse per decisione saudita e che la tecnica del fracking divenisse antieconomica.
    Adesso tutti gli investimenti in tale modalità di estrazione sono a rischio e, visto che questi investimenti sono stati finanziati con capitale di debito e con un leva finanziaria altissima,
    si profila il rischio di una bella bolla con fallimenti o grosse perdite a catena sia per i finanziati che per i finanziatori,se non si trovano delle soluzioni.
    Mai come oggi vale la pena di prestare attenzione al prezzo del petrolio (all’incirca 50 dollari al barile) che sta mandando in sofferenza le speranze degli USA, l’Iran , la Russia e sull’orlo del fallimento il Venezuela, se non ci sarà un rialzo a breve , che però sembra molto improbabile.
    Il colpo di coda dell’inascoltata Arabia Saudita sembra fare più danni del previsto.
    Non certo ad Israele : meno profitti petroliferi per l’Iran e gli arabi equivale infatti a meno soldi per i suoi nemici più vicini, Hamas e dintorni.
    Certo, in una prospettiva strategica Israele rimane sotto minaccia:
    l’atomica iraniana incombe comunque.

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