Pochi giorni fa il Presidente Obama ha lanciato la sua “strategia” per combattere lo Stato Islamico, ISIS, annunciando però che non invierà truppe di terra. La cosa, conoscendo Obama, non stupisce affatto ma ci si aspetterebbe almeno che gli Stati Uniti mettano in condizioni chi combatte sul campo di farlo nella maniera più appropriata. Invece le armi promesse a Peshmerga curdi non sono arrivate, sono bloccate da fantomatici “problemi burocratici” a Baghdad.

Lo ha fatto sapere pochi giorni fa l’agenzia Rudaw senza però specificare quali siano i problemi burocratici che impediscono alle armi di raggiungere i combattenti Peshmerga che stanno affrontando l’ISIS.

Secondo Selahattin Demirtas, leader del partito turco pro-Kurdistan HDP, la Turchia starebbe facendo una fortissima pressione affinché alle forze Peshmerga non vengano consegnate armi pesanti o tecnologicamente avanzate. Pressioni arriverebbero anche dal versante iraniano stando a quanto riferito da un corrispondente della Rudaw. Fatto sta che le armi sono ancora a Baghdad e non dove si combatte.

Questo mi fa aprire una riflessione: a chi fa paura un Kurdistan armato come si deve? Certamente alla Turchia. Pochi giorni fa una delegazione curda (tra cui c’era anche Selahattin Demirtas) è stata ad Ankara per chiedere ai vertici turchi di non intralciare la consegna delle armi ai Peshmerga e di acconsentire che ai combattimenti partecipino anche i combattenti del PKK. Ed è forse questo che spaventa la Turchia, ad Ankara temono che quelle armi possano finire nella disponibilità del PKK e comunque anche un Kurdistan iracheno ben armato spaventa parecchio i turchi i quali più di una volta hanno minacciato di invaderlo. Dietro c’è la questione dei pozzi di petrolio contesi tra il Kurdistan e il governo centrale di Baghdad il quale ha contratti esclusivi con la Turchia. Nei mesi scorsi la tensione per quei pozzi è stata altissima tra il Governo curdo e quello iracheno e la Turchia ha sempre appoggiato quest’ultimo per le ragioni di cui sopra. Oltretutto una eventuale indipendenza del Kurdistan iracheno riaprirebbe la partita sulla indipendenza del Kurdistan turco.

L’altro attore regionale che teme un Kurdistan armato è l’Iran. Qui le ragioni sono molteplici. La prima è che se il Kurdistan iracheno raggiungesse la vera autonomia potrebbe spingere gli autonomisti curdi iraniani a muoversi in quel senso. La seconda, forse più importante, è che il Kurdistan iracheno è sempre stato fermamente alleato di Israele. I Peshmerga hanno un addestramento militare forgiato da addestratori israeliani sin dai tempi di Saddam Hussein. Per l’Iran sarebbe come avere un alleato di Israele alle porte di casa. Figuriamoci se accetta che siano ben armati.

Infine ci sono gli Stati Uniti che per quella che Jonathan Foreman chiama una “bizzarra confluenza con gli interessi iraniani” si oppongono alla indipendenza del Kurdistan e quindi sono poco propensi ad armare i Peshmerga. Obama in particolare ha sempre premuto per un Iraq unito con uno Stato centralizzato e quando il parlamento del Kurdistan nel mese di luglio ha dichiarato di voler votare per la secessione dall’Iraq Obama è arrivato a minacciare di sanzioni le aziende americane che avessero importato petrolio dal Kurdistan.

Alla fine ci si accorge che un Kurdistan ben armato fa più paura dei macellai del ISIS e che le tanto promesse armi ai combattenti Peshmerga (che intanto hanno ripreso altre città con le poche armi che hanno)sono a Baghdad e che probabilmente, specie quelle più potenti, non arriveranno mai ad Erbil perché i “grandi manovratori regionali” non vogliono un Kurdistan indipendente e potente. Troppo amico dell’occidente.

1 Comment

  1. wallaper

    Sostanzialmente il problema del Kurdistan è l’alleanza con Israele. Gli stati della regione non possono permettersi di mostrare che ad essere alleati di Israele si ottiene qualcosa, addirittura l’indipendenza. Se fossero intelligenti si dovrebbero dichiarare dalla parte dei palestinesi.