Ragazze rapite in Siria: dilettanti allo sbaraglio

Avevo francamente deciso di non scrivere nulla sulle due ragazze italiane rapite in Siria, ma il susseguirsi di articoli “rivelatori” mi spinge a farlo, in primo luogo per dire che pur non essendo d’accordo con il fatto di mandare due ragazzine così giovani ed inesperte in uno dei luoghi più pericolosi della terra, non sono nemmeno d’accordo con chi le attacca a prescindere, con chi in queste ore cerca addirittura di demonizzarle. Per Diana, parliamo di due ragazze giovanissime certamente in pericolo di vita. Alle polemiche sulle loro scelte etiche ci penseremo dopo, quando e se si riuscirà a riportarle a casa.

Per adesso invece direi che sia il caso di concentrarsi sul perché qualcuno abbia deciso di mandare due ragazzine in Siria e su come un certo tipo di “mondo umanitario” sia finito a praticare una folle politica affidata a veri e propri dilettanti in zone ad altissimo rischio.

Partiamo da un presupposto: ci sta che per arrivare a portare aiuti umanitari indispensabili alla popolazione ci si debba accordare con le varie fazioni in causa. E’ una cosa che le ONG serie fanno tutte. L’obbiettivo non è quello di dare ragione a una parte o all’altra, l’obbiettivo è riuscire a passare indenni i punti difficili con gli aiuti umanitari per la popolazione. Ma questo tipo di accordi non avvengono davanti a una birra, ci vogliono trattative spesso lunghe e difficili. Non si decide via Skype una operazione così complessa. Bisogna conoscere bene i percorsi da fare, chi sono le fazioni che controllano quei percorsi, decidere chi scorterà gli aiuti umanitari e se questa scorta deve cambiare con il cambio delle zone controllate dalle diverse fazioni. Insomma è un lavoro complesso affidato dalle ONG serie (e sottolineo serie) a persone appositamente preparate a questo scopo.

Da quello che ho capito invece nel caso delle due ragazze rapite in Siria tutto questo non è affatto avvenuto. Hanno conosciuto qualche rais locale, ci hanno parlato via Skype e hanno deciso che poteva bastare. Tutto questo in una delle situazioni più complesse e pericolose al mondo. Davvero un colpo di genio.

Il problema è che di questi dilettanti allo sbaraglio ce ne sono parecchi. Basta fare un giro su internet per vedere che sono tantissime le associazioni, Onlus e piccole Ong che attuano una politica del genere in varie parti del globo. Difficile capire i motivi di queste scelte scellerate. Il primo motivo che mi viene in mente è che con la fortissima riduzione dei fondi destinati alle ONG siano quelle più grosse ad essere privilegiate e che le piccole realtà abbiano bisogno di visibilità, di fare cioè quelle “azioni eclatanti” che possano portarle sullo stesso piano delle grandi ONG. Assurdo, così si mette a serio rischio la vita dei cooperanti. Il secondo motivo che mi viene in mente è la fortissima crescita di “possibili cooperanti”. Su internet è pieno di persone che si dicono disposte a partire per i posti più disparati pur di diventare “cooperanti internazionali”. Il problema è che le grosse ONG fanno una cernita molto attenta delle persone che assumono (si, assumono, lasciamo perdere il termine “volontario”), non prendono gente inesperta. E cosa rimane ai dilettanti allo sbaraglio se non accettare di andare come volontari (in questo caso il termine è corretto) in questi posti rischiosi? Ci sono piccole ONG che addirittura organizzano una sorta di viaggi guidati per “futuri cooperanti”, viaggi dove i “volontari” viaggiano in gruppo, spesso dentro un unico veicolo. Veramente assurdo. Una specie di turismo del volontariato pericolosissimo.

Ora, per tornare al caso delle due ragazze rapite in Siria, lasciamo perdere le polemiche e vediamo di riportarle a casa, ma allo stesso tempo affrontiamo il problema di queste realtà senza controllo, di queste centinaia di volontari che mettono la propria vita in mano di persone spesso senza scrupoli e senza alcuna preparazione. Di ONG serie (grandi e piccole) ce ne sono a centinaia. Se decidete di diventare cooperanti scegliete la via più difficile, quella di imparare grado per grado , di acquisire esperienza partendo dai contesti meno difficili. La via più facile, quella del dilettante allo sbaraglio, spesso può essere fatale.