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Razzismo – Israele: se in Europa reintroducono le leggi razziali

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Non ho l’età per ricordare le leggi razziali, ma le ho studiate in maniera molto approfondita soprattutto perché quelle stesse abominevoli leggi sembrano tornare periodicamente a fare capolino anche se sottoforma di sanzioni economiche o di particolari “etichette”.

L’ultimo eclatante caso è quello che vede l’Unione Europea contrapposta a Israele in una battaglia economica che riguarda i prodotti provenienti dai territori contesi della Cisgiordania, del Golan e di Gerusalemme Est, prodotti che alcuni “illuminati cervelloni” europei vorrebbero vedere boicottati, addirittura marchiati. Quello del marchio che identifichi in lontananza un prodotto Made in Israele è una vecchia battaglia già portata avanti da alcuni antisemiti europei che qualche mese fa volevano introdurre un marchio di visibilità che andasse oltre il tradizionale codice a barre identificativo, magari una stella di David su sfondo giallo come facevano i nazisti. Per fortuna, dopo una durissima battaglia, la proposta sembra essere stata accantonata, almeno per ora. Adesso ne pensano un’altra e tirano fuori la scusa dei prodotti dei territori contesi, che loro chiamano impropriamente “occupati”, i quali sarebbero il frutto di gravi violazioni dei Diritti Umani dei cosiddetti palestinesi.

A farlo è un gruppo di 15 ex “statisti” europei tra i quali l’ex ministro degli Esteri francese Hubert Verdine, l’ex responsabile della politica estera della UE, Javier Solana, e l’ex ministro degli esteri spagnolo e inviato in Medio Oriente Miguel Moratinos, i quali su mandato europeo hanno proposto una serie di restrizioni sui prodotti provenienti dai territori contesi e l’azzeramento dei finanziamenti europei per le aziende agricole e commerciali che hanno sede negli stessi territori. Non paghi, dopo che in molti (primo tra tutti John Kerry) avevano sollevato dubbi sulla loro proposta – anche in termini di aiuto al raggiungimento della pace oltre ai danni che avrebbe provocato agli stessi palestinesi -, hanno inviato una lettere alla UE nella quale affermano che le linee guida da loro richieste sono l’unico modo di costringere Israele a cedere nell’ambito dei colloqui con gli arabi e costringere Gerusalemme a cedere quei territori. Tra le altre cose propongono ancora di “marchiare” in maniera ben visibile i prodotti provenienti da Israele affermando che così quei prodotti sarebbero ben distinti da quelli provenienti dai territori occupati.

Questa cosa, che a me sa tanto di marchiatura sul modello nazista, è gravissima e francamente non mi spiego come se ne parli poco o niente (lo fa ogni tanto solo il Jerusalem Post) nonostante sia stata al centro di ben due riunioni tra i delegati israeliani a Bruxelles e l’Unione Europea. E’ una cosa ben più grave del boicottaggio dei prodotti israeliani provenienti dai territori occupati perché dopo oltre 70 anni  reintroduce un concetto di discriminazione razziale facendolo passare per la porta del commercio equo e solidale, un concetto peraltro applicato solamente a Israele. Manca solo che propongano di marchiare i prodotti israeliani con la Stella di David e la scritta Jude o di mettere la scritta “Juden sind hier unerwünscht” fuori dai supermercati.

A me questa cosa puzza tanto di razzismo, di leggi razziali. La cosa non mi stupisce più di tanto, è palese che in Europa ci sia una fortissima recrudescenza di razzismo e di antisemitismo, ma arrivare addirittura a questo punto è come fare un balzo indietro di oltre 70 anni. E il brutto, come allora, è che nel farlo si cerca (e si ottiene) il pauso generalizzato attingendo ai peggiori stereotipi nazisti che credevamo essere ormai scomparsi. Davvero una bruttissima pagina per l’Europa.