Ormai è innegabile anche per i più acerrimi sostenitori delle buone volontà iraniane: l’Iran sta costruendo il suo arsenale di bombe atomiche con il quale terrorizzare non solo il Medio Oriente ma tutto il mondo. Per questo motivo Israele è pronto ad attaccare prima che sia troppo tardi, prima cioè che gli Ayatollah facciano brillare il loro primo ordigno.

Ma la questione non è così semplice. Non siamo di fronte al reattore iracheno di Osirak oppure a quello siriano nel deserto di Al Kibar. Qui siamo di fronte a una decine di centrali, estremamente protette e posizionate nel sottosuolo, difese da sistemi antimissile e antiaereo. Non solo, uno strike sull’Iran provocherebbe certamente una reazione iraniana e molto probabilmente quella degli Hezbollah libanesi che non rimarranno mani nelle mani in caso di attacco di Israele alla madre patria iraniana. E allora cosa ci aspetta dopo che Israele avrà attaccato (sembra ormai inevitabile) l’Iran?

Primo scenario: Israele attacca le centrali nucleari (Natanz, Isfahan, Qom, Arak, Bushehr, ecc. ecc.) con tutti i suoi mezzi aerei e con i missili da crociera Jericho montati sui sottomarini e su alcune basi di terra fornite anche dall’Arabia Saudita. Le centrali vengono distrutte ma l’Iran reagisce lanciando su Israele missili di tipo Shahab 3 e Sejil magari muniti di testate chimiche. A questo punto inizia un conflitto vero e proprio con ripetuti lanci di missili sulle città israeliane e iraniane ma senza l’utilizzo di truppe di terra. Gli obbiettivi per gli israeliani saranno le basi delle Guardie della rivoluzione iraniana mentre quelli degli Ayatollah saranno prevalentemente le maggiori città israeliane. In questo primo (terribile) scenario non ci sarebbe l’intervento di Hezbollah anche se si prevede una certa attività dal confine libanese e da quello di Gaza.

Secondo scenario: come sopra ma con un massiccio lancio di missili da parte di Hezbollah su Israele e in particolare sulla centrale di Dimona e sulle maggiori città israeliane. A questo punto si aprirebbe quindi anche un fronte di terra verso il Libano il che comporterebbe un massiccio utilizzo di truppe israeliane da schierare contro gli Hezbollah. Questa ipotesi non viene sottovalutata in Israele tanto che alcuni battaglioni di terra e corazzati sono stati già spostati sul confine nord. Tuttavia vi sono alcuni segnali che fanno pensare che gli Hezbollah non vogliano cacciarsi nell’imbuto di una guerra che non potrebbe fermarsi a qualche scaramuccia ma che sarebbe certamente estesa e massiccia il che potrebbe voler dire la fine del movimento sciita libanese.

Terzo scenario: Israele attacca le centrali nucleari iraniane con il sostegno di USA e Gran Bretagna che colpiscono anche le basi dei pasdaran e quelle missilistiche. Le strutture militari iraniane vengono spazzate via in poche ore. L’Iran non reagisce oppure reagisce in maniera limitata. Il conflitto si esaurisce qui. Si torna a trattare attraverso la diplomazia.

Quali conseguenze sull’Iran? Difficile oggi prevedere le conseguenze di un attacco israeliano sull’Iran. Mentre Ahmadinejad porta avanti il suo programma nucleare circa l’80% della popolazione iraniana vive quasi sulla soglia della povertà. Le sanzioni non hanno indebolito il regime ma hanno impoverito la popolazione. Fino ad oggi gli Ayatollah hanno mantenuto un pugno di ferro durissimo contro i dissidenti ma un attacco alle centrali e alle caserme dei pasdaran potrebbe scatenare una rivolta popolare dettata anche dalla situazione di estrema povertà in cui versa il popolo iraniano che vede tutti i proventi del petrolio investiti in armi oppure girati nei conti esteri degli Ayatollah. Si potrebbe avere insomma un effetto Libia anche in Iran. Questa ipotesi viene attentamente valutata a Washington e nelle altre capitali mondiali. Ma per arrivare a questo sarebbe necessario un coinvolgimento diretto nell’attacco anche di USA e Gran Bretagna (e forse Francia), cosa che al momento appare improbabile visto che tutti sembrano voler insistere con l’inasprimento delle sanzioni che però, fino ad oggi, non hanno sortito alcun effetto.

Concludendo, Israele è ormai sull’orlo dell’attacco (ieri il Washington Post parlava di un attacco a dicembre) ma ancora non sa se sarà affiancata anche da USA e GB. Il punto non è marginale perché è quello che fa la differenza nei tre scenari sopra descritti. L’unica cosa che sembra certa è che l’Iran non si fermerà con le sanzioni o con la diplomazia, quindi lo Stato Ebraico è costretto ad attaccare, da solo o con gli altri. Ne va della sua stessa esistenza.

Sarah F.

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