Hugo Chavez è indiscutibilmente il paradosso più grande dell’America Latina e forse del mondo. Andato al potere promuovendo il socialismo democratico, amato da tutte le sinistre mondiali, si è rivelato uno dei più feroci dittatori della già travagliata America Latina.

Teoricamente Hugo Chavez sarebbe uno dei maggiori nemici della globalizzazione e della politica occidentale. Fu eletto proprio perché promise un nuovo Venezuela, uno Stato che avrebbe dato la massima attenzione alla fascia più povera del paese, praticamente la stragrande maggioranza. In effetti Hugo Chavez è un altro esempio (l’ennesimo) di critico della globalizzazione e del capitalismo pur essendo lui stesso un capitalista (decine di conti all’estero) e una pedina consapevole della globalizzazione. Fortemente antisemita, amico intimo di Ahmadinejad, dal dittatore iraniano ha praticamente copiato tutto. Ne ha assimilato in toto il pensiero facendolo suo e applicandolo in Venezuela. Risultato, oggi il Venezuela è diventato una delle dittature più repressive dell’America Latina.

Chiunque critichi Hugo Chavez finisce in prigione (se gli va bene) o viene “fatto sparire”. I giornali, le televisioni e le radio indipendenti che avevano il coraggio di criticare il dittatore venezuelano sono state chiuse senza tante spiegazioni e in aperto sfregio alla Costituzione venezuelana. Di recente, Carlos Correa, direttore di “Espacio Público”, una organizzazione indipendente che monitora lo stato della libertà di stampa e della diffusione libera delle idee, ha affermato che “c’è una chiara volontà di mettere a tacere gli organi di stampa critici verso il regime”. Alcune manifestazioni contro la politica di Chavez sono state represse nel sangue (vi ricorda qualcosa? Magari l’Iran?).

L’ultima trovata di Chavez è quella di voler interdire l’accesso dal Venezuela ai social network, in particolare a Twitter, reo di aver permesso l’apertura di una pagina (#freeVenezuela) dove ogni giorno arrivano decine di migliaia di post critici verso il regime. Twitter è diventato l’alternativa alle limitazioni della libertà di stampa imposte dal dittatore venezuelano. E così Chavez lo vuole oscurare. Secondo il rais di Caracas Twitter sarebbe “uno strumento del terrorismo”, usato dai terroristi per infangare il Venezuela con la complicità di potenze straniere (vi ricorda qualcosa? Magari l’Iran?) e chi lo usa va individuato e incarcerato (vi ricorda qualcosa? Magari l’Iran?). Ora magari Chavez chiederà al suo amico Ahmadinejad di fornirgli quella tecnologia tanto efficace per controllare il web e le trasmissioni telefoniche che stanno usando i mullah, quella tecnologia messa a punto da quei geni della Nokia Siemens Network che così tanto bene funziona in Iran. Così potrà mettere a tacere tutti quei contestatori pagati da potenze straniere (perché così deve essere per la regola del complottismo) che stanno cercando in tutti i modi di rompergli le uova nel paniere.

E lo sapete qual’è il bello? Il paradosso più paradossale? Hugo Chavez è uno dei leader (insieme ad Ahmadinejad) più amati dai movimenti “pacifisti” e di sinistra a livello mondiale. Nessuno critica Hugo Chavez, nessuno dice che tiene il popolo venezuelano sotto il giogo della fame mentre lui spende milioni di dollari per fare filmetti con Oliver Stone. Nessuno dice che non ha mantenuto una sola promessa di quelle fatte prima di essere eletto. Nessuno parla delle manifestazioni di protesta contro il regime represse nel sangue. Hugo Chavez (insieme al suo amichetto Ahmadinejad) è una vera e propria icona per questa gente. In fondo cosa fa di male? Incarcera qualche dissidente, qualche giornalista, qualche blogger, manda le sue milizie a reprimere le proteste popolari, vieta la libertà di stampa ecc. ecc. Ma in fondo è amico di Ahmadinejad, protegge la figliale di Hezbollah in Venezuela (con tutti i loro traffici illeciti), è nemico degli ebrei e dell’America. Qualche peccatuccio glielo possono pur perdonare.

Sharon Levi

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