Alto funzionario USA: «non c’è più tempo. Iran a un passo dalla bomba»

Gli Stati Uniti stimano che il tempo necessario all’Iran per produrre abbastanza uranio altamente arricchito per una bomba nucleare sia ora “molto breve”.

A sostenerlo venerdì con la Reuters è stato un alto funzionario dell’amministrazione Biden che ha parlato a condizione di anonimato.

Intendiamoci, non ci voleva il solito “alto funzionario anonimo” per dirci quello che ormai tutto il mondo sa benissimo, però la cosa andava riportata, non fosse altro che per non dare al Presidente Joe Biden la possibilità di dire di non sapere.

Eppure che i colloqui di Vienna per ripristinare il vecchio accordo noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) fossero solo un espediente per prendere tempo lo si era capito sin da subito. Ripresi alla fine di novembre a adesso di nuovo rinviati per volere iraniano dopo che, soprattutto gli europei, si erano illusi di poter ripristinare il vecchio JCPOA.

La richiesta iraniana di rinvio dei colloqui è arrivata come un fulmine a ciel sereno per gli europei, tanto da fare infuriare pure il capo negoziatore, Enrique Mora, che chiede un rinvio di qualche settimana, non di mesi come sembra di capire intendano gli Ayatollah.

Israele aveva da tempo messo in guardia i fautori della riapertura del dialogo con l’Iran che Teheran usava i cosiddetti “colloqui di Vienna” solo per prendere tempo e arrivare al fatidico “punto di non ritorno”, quel test atomico che metterebbe fine a tutto e renderebbe l’Iran non solo potenza atomica, ma intoccabile.

Per questo in molti chiedono subito un intervento armato che fermi o almeno rallenti di moltissimo la corsa iraniana al nucleare.

Ma il Presidente americano Joe Biden, esattamente come i suoi due predecessori, non solo non intende farlo ma non intende dare a Israele i mezzi necessari affinché sia lo Stato Ebraico a provvedere.

E così ogni settimana che passa l’Iran sia avvicina implacabilmente alla bomba atomica, arma che userà contro Israele senza farsi nessuno scrupolo delle vittime civili o delle ricadute sulla economia globale. Questa è una delle poche certezze che ci sono in tutta questa faccenda.

E allora perché Israele dovrebbe farsi scrupolo di pensarla come gli Ayatollah quando si trova a pochi passi dal baratro?

Perché Israele non è l’Iran e “noi non siamo come loro”? No, non funziona più. Perché Israele non vuole un genocidio? Ma sono gli altri a volerlo con tutte le loro forze, e neppure lo nascondono (o pensate che le minacce di Teheran verso lo Stato Ebraico siano solo un gioco?). Allora per quale diamine di motivo Israele non dovrebbe nuclearizzare la minaccia iraniana?

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Articolo scritto da David Patrikarakos, autore e scrittore di origine ebraica – La donna incinta urla di disperazione…

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