In una conferenza stampa tenutasi ieri a Doha, in Qatar, l’ex ministro degli Esteri sudanese e attuale portavoce della presidenza sudanese, Mustafa Osman Ismail, ha dichiarato che in Sud Sudan operano “pseudo organizzazioni umanitarie legate a lobby ebraiche che diffondono rapporti pieni di menzogne sul Governo sudanese al fine di favorire la secessione del Sudan Meridionale e di fomentare un nuovo sanguinoso conflitto tra nord e sud Sudan”.

Secondo Mustafa Osman Ismail, anche il sostegno americano alla secessione del Sud Sudan sarebbe il frutto di “impressionati pressioni della potentissima lobby ebraica americana”. Per questo il presidente Obama avrebbe, nel giro di pochi mesi, cambiato la sua opinione sulla possibile secessione del Sudan Meridionale, passando da una critica (la secessione è un rischio) a un aperto appoggio al Governo del Sudan Meridionale minacciando un intervento se non fossero finite le pressioni e le interferenze da parte sudanese.

Mustafa Osman Ismail ha detto che anche la Lega Araba era convinta e aveva le prove che “organizzazioni sioniste nascoste da sigle umanitarie” stavano operando in Sud Sudan al fine di favorire la secessione del Sudan Meridionale dal Sudan diffondendo falsi rapporti su presunti boicottaggi del Governo sudanese finalizzati a impedire il referendum del 9 gennaio 2011.

Quanto dichiarato dal portavoce presidenziale sudanese, Mustafa Osman Ismail, è a tutti gli effetti una menzogna strumentale e finalizzata ad alzare ulteriormente la tensione in Sud Sudan. Seppure il portavoce del Presidente sudanese non abbia fatto nomi, il riferimento a quelle organizzazioni (come la nostra) che seguono da vicino gli eventi in Sud Sudan criticando le continue interferenze e i continui boicottaggi del Governo sudanese, sono più che chiari. Ancora due giorni fa il Governo sudanese ha annunciato che nella contesa regione di Abyei non si terrà alcun referendum a causa del ritardo nei preparativi. Ismail però non ha detto che per mesi il Governo sudanese ha impedito in quella zona l’ingresso agli operatori delegati a censire la popolazione e a organizzare il referendum. Non ha nemmeno detto che questa decisione ha scatenato una serie di proteste tra la popolazione della regione che invece vuole votare per decidere se far parte ancora del Sudan oppure passare con il Sudan Meridionale (ipotesi molto probabile). Nei giorni scorsi avevamo denunciato il posizionamento (molto sospetto) dell’esercito sudanese ai confini con il Sudan Meridionale. Non era chiaramente una notizia falsa dato che l’Onu ha pensato bene di rafforzare la sua presenza nell’area proprio a causa dei movimenti dell’esercito sudanese.

Non vi sono in Sud Sudan organizzazioni che diffondono falsi rapporti, ma ci sono organizzazioni che diffondono i fatti reali così come avvengono. Tanto meno ci sono organizzazioni legate alle “lobby ebraiche” o a Israele. E’ la solita scusa araba usata per nascondere i misfatti e le violazioni dei Diritti Umani perpetrate dalle dirigenze arabe. Sarebbe il caso di ricordare infatti che il Presidente sudanese, Omar al-Bashir, è attualmente ricercato dal Tribunale Penale Internazionale per crimini di guerra e che a difenderlo ci sono solo la Lega Araba e tutti quei dittatori che, come lui, si fanno beffe dei Diritti Umani.

Secondo Protocollo respinge nella maniera più decisa qualsiasi illazione su presunti legami con qualsivoglia lobby e ribadisce il proprio sostegno alla secessione del Sud Sudan avvertendo che continuerà a diffondere notizie quanto più aggiornate sulla situazione del Sudan Meridionale e sulle violazioni dei Diritti Umani perpetrate dal Governo sudanese.

Secondo Protocollo